Estate in Uk.

Domenica super estiva in quel di Brighton.

Sarò impopolare, ma GRAZIE BUCO DELL’OZONO. GRAZIE DAVVERO.

La situazione climatica incide non poco sulla condizione psicologica degli inglesi (e pure sulla mia), ed essendo infermiera, ed avendo accesso alle cartelle cliniche dei pazienti, posso dire che un buon 80% degli abitanti della cara Inghilterra soffre o ha sofferto di depressione o ansia.

Colpa del clima. Perchè vivere in queste condizioni scompensa.

MA ultimamente il sole splende, e anche quando piove, posso uscire in felpa perchè la temperatura lo permette.

Domenica scorsa c’erano una cosa come 24 gradi, forse di più, e mi sembrava di essere a Miami.

Questa era la situazione in giro.IMG-20160509-WA0000

E non si nota da qui, ma davvero non si camminava dalla folla di gente.

Livello di felicità: 100000.

Il clima qui è come una ragazza in perenne sindrome premestruale: esci di casa e splende il sole, arrivi al mare e nevica. E pensi “macheccazz, non ho nemmeno la giacca pesante” e mentre torni a casa sconsolata, con l’ansia della broncopolmonite, ecco che torna il sole.

Ma domenica scorsa, sole tutto il giorno: mare, birra, pantaloncini, occhiali da sole e a lot of friends.

E tamarri, migliaia di tamarri. Altro che Jersey Shore. Amo questa città.

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03/2015 vs 03/2016

E’ già passato quasi un anno dalla mia laurea, il 26 Marzo 2015 raggiungevo un traguardo importante.

Quando ci dicono che non bisogna mai adagiarsi sugli allori hanno ragione. Vabbè che l’alloro io ce l’avevo in testa.

Comunque, ad un anno di distanza, tiro le somme:

  1. Laurea in infermieristica: è andata alla grande. Sono un infermiera per davvero. Anche se la divisa inglese è abbastanza imbarazzante.
  2. Trasferimento in UK: vivo per davvero a Brighton ormai da 6 mesi, è stato più semplice di quello che pensavo. Nonostante l’affitto, il mio stipendio mi permette di darmi a spese pazze online, pagare le bollette, comprare birre, mettere soldi da parte per la pensione.
  3. Indipendenza+famiglia: sono indipendente. Vivo dall’altra parte dell’Europa. Ogni tanto piango perchè mi manca la mia famiglia. E non l’avrei mai detto, questo proprio no. Sembrerà paradossale, ma la distanza ci fa parlare civilmente. Ho comprato un cellulare decente alla mia mamma per il suo compleanno. Se non fosse stato per loro, io qui non ci sarei mai arrivata.
  4. Amici: i miei amici sono sempre gli stessi. Anche se ci sentiamo poco e le cose un po’ sono cambiate, io non smetterò mai di ringraziarli per quello che hanno fatto per me in tutto il periodo pre-partenza. Dalla laurea, siamo diventati un gruppo vero. E mi mancano, davvero tanto.
  5. Amore: tutto quello che scrivevo su questo blog si è rivelato un enorme buco nell’acqua, nel senso che è stata la presa per il culo-teatrino del secolo. Apparentemente ora dice in giro che non mi ha mai amata. Per fortuna mi sono liberata di tutte le lettere di merda che dicevano l’esatto opposto. Un anno fa la stessa persona prometteva amore eterno e fedeltà “non importa se qui, a Brighton o in qualsiasi altra parte del mondo”. Ora sto con una ragazza splendida, che ce la sta mettendo tutta per sistemare il casino che ho dentro. E’ stata qui a trovarmi, ha conosciuto i miei nuovi amici, e piace sempre a tutti, nonostante la sua camminata :D. Se prima andavo in macchina a casa sua, ora prendo l’aereo, e alla fine, ci metto poi solo un’oretta in più. E’ stata l’unica persona in vita mia che è riuscita a portarmi una colazione da sogno a letto. E come bacia lei, forse nessuno al mondo.
  6. Benessere Psico-Fisico: ho rivisto le foto della laurea. E OMG. Pensavo di aver anche perso peso in quel periodo. E niente. Ero sui 63-65kg, ora viaggio sui 56-58 kg, che voi direte che non sono niente, e invece si vedono tutti. Ho la rasata, ho comprato gli anelli tamarri che tanto volevo, mi compro anche i vestiti tamarri, ho 3 piercing, arriverà prossimamente un tatuaggio. Sto imparando a disegnare, suono la chitarra con la mia nuova amica spagnola, probabilmente apriremo un canale youtube demenziale. Ho i poster in camera che tanto desideravo. A proposito dei “poster che tanto desideravo” mi sono resa conto che ho sempre desiderato roba davvero poco costosa e abbastanza adolescenziale.
  7. Tra poco arriveranno i miei 26 anni. E se penso che sono passati 10 anni da quando ne avevo 16, mi viene l’ansia della vita.

Tornare a Casa.

Dopo 4 mesi, si ritorna a casa.

Una breve visita, 6 giorni per salutare la mia famiglia: la mia mamma, il mio papà, la mia macchina, la mia camera, i miei nipotini. Tutti insomma.

L’ansia che mi coglie è immensa.

Ho un piercing alla lingua, ho 25 anni, lavoro all’estero, sono indipendente. E ho una fottuta paura di tornare a casa.

Ho paura dell’abbraccio sincero di mia madre, ho paura di guardarla in faccia.

Ho paura, perchè dopo 4 mesi, dovrò mentire ancora.

Omosessuale. Lesbica. Sbagliata.

Questo è quello che sono a casa mia. Questo è quello che non sanno.

Felice. Questo è quello che sono qui a Brighton.

Non ho avuto bisogno di mentire a nessuno durante questi 4 mesi. E mi sono sentita anche un po’ una merda, perchè i contatti con i miei genitori sono stati davvero pochi (1-2 volte a settimana).

Per l’ennesima volta mia mamma non sa nulla di me, e io lo so che sta male, ma non è colpa di nessuno.

Tante volte avrei voluto dirglielo, tante volte ho provato a vomitare fuori quello che volevo dirle. E poi alla fine niente.

Sono una vigliacca? Forse.

Vorrei andare a dormire dalla Vale, è la mia ragazza, e io ho 25 anni. Dovrei essere libera di fare quello che voglio. E ho paura di dare spiegazioni. “Torni da Brighton per una settimana e dormi da un’altra parte? Con chi esci? Da chi dormi?”

Sempre le solite domande. E io ho paura.

Ho quasi la sensazione di trovarmi in un limbo. Da una parte ho la mia solita vita, i miei amici, la mia famiglia, un posto sicuro. Dall’altra la libertà di essere ciò che sono. E sono incastrata nel mezzo. Perchè sono una persona normale. E vorrei l’appoggio della mia famiglia, e vorrei vivere la mia vita tranquilla.

Riassumendo: mi sto cagando sotto.

Il coinquilino di merda.

Ode al CDM

Il coinquilino di merda è quello che ha 35 anni e pensa di essere più intelligente di te solo perchè ha 10 anni in più.

Il coinquilino di merda pensa di saperne “a pacchi” di inglese perchè è qui da un anno e mezzo più di te ed è molto più spigliato nelle conversazioni.

Il coinquilino di merda è quello che sarà anche più bravo di te a parlare, ma non ha la minima idea di cosa sia la grammatica inglese. Per questo, è convinto di capire i messaggi del Landlord e prende 3 autobus sbagliati perchè non capisce cosa vuol dire “number 7 TO.. and then number 25 TO..”

Il coinquilino di merda è quello che ti dice che per fare un ragù ci vogliono 10 minuti. Peccato che non devi insegnarlo ad un Emiliana.

Il coinquilino di merda è quello che ti dice che fa”La Lasagna” e pensa di conoscere i segreti della cucina italiana. Il problema è che si dice “LE LASAGNE”, e no, non ci metti le uova, nemmeno il prosciutto cotto, sempre perchè non insegni a fare le lasagne a una nata nel cuore dell’Emilia Romagna.

Il coinquilino di merda è quello che per scopare con la sua amica tiene la televisione a palla, e intanto tu cerchi di dormire, perchè il giorno dopo ti devi svegliare alle 5 del mattino.

Il coinquilino di merda è quello che è uno chef mancato, e dopo che ha finito di cucinare non si degna di lavare una padella.

Il coinquilino di merda è quello che il giorno dopo non entra nemmeno in cucina.

Il coinquilino di merda è quello che in 2 mesi di convivenza non l’hai mai visto lavare i piatti

lg1yaly.

 

 

Laureataaa!!!!!!!!!

Ciao a Tutti\e!.. La sottoscritta si è laureata!

Ho passato una settimana di ansia, e ansia, e ansia e ansia che è terminata con gioia e pensieri confusi riguardo la festa in discoteca.

In tutto ciò, la presenza costante è stata sempre una: LEI.

Eravamo un po’ agitate per la mia discussione, abbiamo passato giornate intere a ripetere quel discorso. Tutta la mia tesi in 8 minuti, tre anni di esami, tirocini e sangue buttato in 8 stronzissimi minuti.

Partiamo dall’inizio.

Era arrivata in tuta, con un sorriso stampato sul viso, che è rimasto li ogni giorno. Si era portata le sue cose da fare, stava li nella sala studio dello studentato, leggeva, si faceva le parole crociate ed io provavo a partorire  un discorso, il giorno prima della discussione.

“sei brava, e la tua tesi è un sacco interessante, riesci a parlare veloce e farti capire, sei bravissima amore”

Avevo una paura folle di fallire, perché non sono mai stata capace di gestire certe situazioni, ma lei era li, stava tranquilla e mi sorrideva.

La vedevo parlare con le mie amiche, mi prendeva in giro con loro, mi stringeva la mano, ascoltava il mio discorso, e lo riascoltava, e lo riascoltava.

Sorseggiavo un decaffeinato, era sera, la guardavo da lontano mentre confabulava con le mie amiche, era felice, e lo ero anche io. Non facevo altro che ripetere a tutti quanti quanto fossi felice di averla li.

Il giorno della discussione passo a prenderla in albergo in anticipo, lei è già pronta.

Ripeto il discorso l’ultima volta, ci facciamo un video in cui io parlo con la mia “me del futuro”.

Entrambe facciamo finta di niente, ma non è la discussione che ci preoccupa, ci sarà mezza famiglia, e ci sarà lei, e ci sarà mia madre e ci saranno le mie amiche (per fortuna) e in un qualche modo le cose andranno, anche perché nessuno può permettersi di rovinare i miei giorni.

Non c’è ancora nessuno, aspetto  la mia famiglia.

Escono i prof della commissione, mi salutano, mi rassicurano, scherzano con me e mi chiamano per nome. Il bello della mia facoltà è questo: i prof ci conoscono.

Intanto mi chiama mia mamma, stanno arrivando. Lei mi guarda, è spaventata, mi dice che mi raggiunge con le altre, un incontro con mia mamma è troppo per tutti.

Tornano tutte insieme, Lei e le mie amiche. Si salutano. Mia mamma è una lastra di ghiaccio “fortuna che non aveva i laser negli occhi, altrimenti saresti morta” ( il commento di una mia amica alla visione dello sguardo di mia mamma).

La guardo, e vorrei abbracciarla forte.

Ho il cuore in gola, penso di non farcela, mando a fare inculo tutti quelli che provano a dirmi qualcosa. Sono agitata per la discussione, e voglio prendermi cura di Lei. Perché mia mamma non può permettersi di guardarla così. La tensione è tanta, la guardo e ha gli occhi lucidi, trattiene le lacrime, respira a fatica, una mia amica la prende e la porta a fumare.

“Menomale che le amiche me le scelgo bene”.

Dopo qualche minuto mi chiamano dentro, ho le scarpe altissime e cattivissime, sono vestita da “lella in carriera” e mi cago sotto.

Inizio a parlare, le gambe mi tremano (ma non se ne accorge nessuno perché molto professionalmente appoggio una mano al tavolino), la bocca si impasta e finisco la saliva.

Non mi impappino, dico tutto quello che devo dire, le prof mi guardano compiaciute. Finisco il mio discorso e mi fanno i complimenti per la tesi “molto pratica e ben strutturata, brava!”

(grazie, me la sono fatta da sola, visto che la mia relatricedimerda ha deciso di non considerarmi mai nel mondo)

La stessa professoressa che mi elogia mi fa una domanda assurda, prontamente (non so come) ci giro intorno e le rispondo. Applauso. È finita.

Sono tutti felici, hanno gli occhi lucidi, si saranno accorti che sono grande anche io? La guardo, mi sorride commossa,  ce l’abbiamo fatta.

Potrei raccontare di tutte le cose che ha fatto per me, di quanto si sia sbattuta per organizzare mille cose: scherzi assurdi con le mie amiche, un papiro che nemmeno io sarei riuscita a scrivere; e potrei raccontare di quanto sia stata folle per il regalo di laurea e di compleanno.

Ma voglio dire solo questo:

Non finirò mai di ringraziarti per questi giorni insieme a te. Non riuscirò mai a ripagarti per tutto quello che hai fatto per me, ma mi impegnerò a renderti felice come tu hai fatto con me.

Ho imparato cosa vuol dire avere una donna al mio fianco. Sono stata fiera di te, e di noi. Mi hai sorriso, e continui a farlo, sei stata capace di supportarmi come mai nessuno ha fatto, sei stata capace di tranquillizzarmi, di spronarmi e di non farmi prendere dalle ansie melodrammatiche che mi faccio venire. Sei stata una donna, la mia.

era meglio quando odiavo Berlusconi.

Ultimamente ho poco tempo a disposizione, sono a quota -1 esame dalla laurea e devo scrivere la tesi, tutto ciò entro marzo. Quindi, il tempo è poco e la voglia di andare in palestra, suonare, amoreggiare è tanta. Mi distraggo un attimo e diventa un eternità.

E’ COLPA DI SALVINI.

E’ solo colpa sua se non concludo un cazzo, perchè dice cose davvero nonsense. Ha da dire sulla provincia di Torino e sulle mamme lesbiche, ha da dire sul suo vicino di casa straniero, e (udite udite) dice che bisogna assolutamente chiudere le frontiere perchè non possiamo accogliere terroristi (perchè arrivano col barcone i terroristi).

Ma perchè nessuno l’arresta? Perchè nessuno gli fa causa per le cazzate che dice?

La cosa che più non capisco è la marea di gente che lo segue e condivide i suoi pensieri. Non si tratta di avere ideologie diverse, si tratta di vite di persone, non si tratta di “controllo delle frontiere” si tratta di razzismo vero e proprio. Non è essere di sinistra o di destra: generalizzare e fare di tutta l’erba un fascio è da ignoranti.

E penso che, se ci arrivo io, possono arrivarci anche loro. E invece no.

Vorrei tanto essere incapace di capire. Vorrei tanto far parte della categoria di gente frivola che non si accorge delle cose che succedono.

Perchè tutto questo accanimento verso qualcuno? Ma davvero non abbiamo imparato una sega a scuola? Davvero nessuno ci arriva che anche Hitler aveva fatto uguale? “i comunisti e gli ebrei sono la causa della merda in Germania”. praticamente era andata così, solo che ai tempi erano analfabeti, adesso no.

Siamo nel 2015, la gente si laurea, le persone hanno smesso di firmare con una ” X “. Eppure qualcosa non torna. Tutti sappiamo leggere e tutti sappiamo scrivere, eppure qualcosa non va.

Accanimento contro TUTTO e TUTTI, odio, parole offensive a caso, augurano la morte a tutti quelli “diversi”, e poi chiamano “falsi, ipocriti, perbenisti” quelli che ricordano loro che si tratta di persone, non di datteri.

CHE ANSIA. 

Io davvero avrei un sacco di cose da dire al riguardo, concludo dicendo “speriamo che sia un TROLL”

 

si commenta da solo. tratta da “Meridionali che votano Salvini dopo 20 anni di insulti leghisti”

 

le cose cambiano?

mi sembra di vivere su un’ altalena.

Sembrava tutto un pochino più tranquillo a casa mia, e invece mia madre ha ricominciato a fissarmi con quella faccia da persona più triste del mondo. Ha ricominciato a dire che le racconto storie, che le dico cazzate dalla mattina alla sera.

Mi vedo con lei solo nel weekend, del resto le dico sempre la verità.

Ma va bene così, a 24 anni non ho un reddito (se va bene mi laureo quest’ anno) e quindi dipendo ancora troppo dai miei per non dare spiegazioni di niente.

 

Ho voglia di andare via, di farmi i fatti miei. Ho voglia di stare in pace senza essere giudicata da nessuno. Sono stanca degli attacchi di panico, del mal di stomaco e dalle pressioni che ci sono a casa mia.

Inizia ad essere difficile pensare di “non essere sbagliata”.

 

Mi stanno sul cazzo tutti. Soprattutto le vecchie che al cinema si accorgono che io e lei ci teniamo per mano e si sentono in dovere di passare il resto del film a sbuffare e a guardare male. Vorrei fregarmene e non ci riesco. E vaffanculo bigotta che non sei altro, che cazzo ne sai della pace interiore che ho quando sto con lei? Mi guardi male e giudichi, ma che cazzo ne sai?

Odio vivere questi momenti. Perdo la speranza e mi fa schifo pensare che se non voglio essere giudicata come “essere schifoso” devo per forza stare in locali LGBT. Così ci si ghettizza. La cosa è abbastanza triste.

Spero che le cose miglioreranno da questo punto di vista, ogni tanto mi sembra di non riuscire a reggere tutta questa pesantezza.

Perchè vai al mare, felice di essere lontana da casa, ti autoconvinci che sarà tutto bellissimo e finalmente non ci saranno rompicoglioni, e invece no! perchè c’è il gruppo di trogloditi che si accorge di avere due ragazze che stanno insieme a 10 metri di distanza. Puntualmente noti le risatine, i sorrisi, le battute, tutto molto sottovoce, perchè per carità “i gay non li sopporto ma le lesbiche mi piacciono”. 

E CHE PALLE.

 

Odio la sensazione di essere fuori posto. Odio l’obbligo di abbandonare tutto e ricominciare. Odio sentirmi senza una famiglia, senza un supporto, senza radici. Per stare bene non si dovrebbero passare certe cose. Fanculo.

 

dodicenne dodici anni dopo.

Tra poco arriverà qui. Non vedo l’ora di saltarle addosso e riempirla di coccole. 

La prima volta era tutto così confuso.. Ci ho messo sei mesi quasi per salutarla con un bacio. Passavo ore in bagno a prepararmi, i capelli, il trucco, i denti, le vestite. 

Sorrido ripensandoci, perchè era tutto nuovo, era sempre la prima volta. La prima volta che stavo con una ragazza, la prima volta che davo la mano a una ragazza al cinema.. La prima volta che limonavo sulle panchine del parco come i dodicenni.  La prima volta che la portavo a casa mia in montagna, la prima volta sotto un piumone al freddo a fare l’amore, la prima volta che cucinavo per lei.

e fondamentalmente mi ci sento ancora una dodicenne, dodicenne dodici anni dopo. 

Oggi si faranno acquisti per le vacanze, poi via in Salento, io, lei, e la videocamera che ha deciso di comprare, si aggiungeranno gonfiabili di vario tipo (balene, delfini, orche, materassini..) più palette, rastrelli, secchielli, maschera, tubo, tavoletta e tutto quello che serve per una vacanza da dodicenne felice.

 

today i’m happy.

 

 

 

 

Non erano parole

sarà che bastano solo due parole…ti amo e lo sai..anche se sembra banale...”

Non bastano mai queste parole. Per me si, sarà che sono una sognatrice, sarà che vivo ogni cosa che mi succede come se fosse la più bella al mondo. Poi mi accorgo che no, non bastano mai queste parole. Perchè deve sempre esserci qualcosa di brutto, qualcosa di esterno che arriva e scaravolta via tutto.

Sono una romantica, e forse anche ingenua. Forse non mi accorgo dei miei errori, ma una cosa io la so: io non ho mai smesso un minuto di amarla.

La semplicità non funziona, le canzoni scritte solo per lei non funzionano, le lettere non funzionano, le battaglie non funzionano, i messaggi con le canzoni che ti fanno pensare a lei non funzionano, i momenti insieme, le risate, gli abbracci, non funzionano.

Perchè a questo punto l’amore viene dopo. Dopo i problemi a casa, dopo la dieta, dopo i problemi del lavoro, dopo tutto.

E per me bastava averti li. Senza pretese, senza dire niente. Perchè io delle mie cose parlo poco con te, perchè mi bastava averti li, mi bastava sapere che stavi con me, mi bastavi tu. A me andava bene così. A te no, avevi bisogno di spiegazioni, quando per me bastava stringerti quando potevo. Questo era amore. non erano parole.

E l’amore è una merda. E’ una merda che continuerà a farmici sbattere la testa, a buttarmici dentro di testa, senza saper nuotare e senza saper galleggiare.

 

 

 

mille milioni di neuroni vs mille milioni di neuroni

L’amore tra due donne è così: mille milioni di miliardi di neuroni che si scontrano e non si danno pace.

Un minuto è pace, serenità, stai bevendo uno spritz in allegria, ridi, giochi, c’è anche Biancaneve che canta con gli uccellini; un minuto dopo, il disastro più totale: le forze avverse dell’universo si scatenano generando le più improbabili catastrofi.. Si risvegliano i Titani, lottano contro Zeus, contemporaneamente arriva la cattivona della Sirenetta, si porta dietro anche Voldemort  e Maga Magò, si aprono  gli ascensori con i mostri dentro (cit. “quella casa nel bosco”) e si scatena la carneficina.

Immaginate fulmini, saette, tuoni, uragani, eserciti che si scontrano, fuoco nel cielo, terra che trema;  ci sono spade, cannoni, fucili, assassini, compare anche il tribunale dell’inquisizione spagnola, ci sono roghi, urla di strazio e di dolore, c’è Ungaretti che rannicchiato in un angolo della trincea, compone le sue poesie di guerra. E’ il disastro più disastroso e catastrofico del mondo. Non hai speranza, pensi di non uscirne viva,.

Non puoi farcela, ogni parola, sguardo, battito di ciglia potrebbe essere usato contro di te. Perchè una donna non la intorti, figuriamoci due. Due donne si autoconvincono dell’improponibile, non si dimenticano niente di quello che dice l’altra, e continuano e continuano e continuano, e saltano fuori cose successe 4 mesi e 13 giorni prima, esattamente alle 13:03 mentre stavi tornando a casa dal supermercato, non hai risposto ad una chiamata, e invece del solito squillo per farti richiamare, le hai “mandato un messaggio”.

Improvvisamente “Puff”, tutto svanisce, torna il sole, tornano pace e serenità. Scopri che è tutta colpa di quella volta che all’Ikea, lei voleva comprare le cornici, aveva deciso di non comprarle più, e io mi ero limitata a dirle “amore, sei sicura che devo metterle via?” “si“. E INVECE LE VOLEVA.

E allora cosa fai? La prendi per mano e la stringi forte forte, perchè è bello così, perchè più la guardi e più ti rendi conto che lei è come quei disegni che fanno i bimbi alle elementari, quelli con il cielo azzurro, l’erba verde, la nuvoletta bianca e il sole giallo che ti sorride.