una giornata particolare

Oggi ci siamo viste, come ogni sabato. Lei parcheggia la sua macchina vicino alla mia e mi sorride. Abbiamo mangiato sushi, siamo morte di caldo in un parco in centro città, abbiamo girato per negozi, abbiamo fatto un giro in collina e siamo state un po’ da sole.

E’ tardi e dovrei andare a dormire, e tra mille pensieri confusi, mi viene in mente lei, seduta accanto a me, con il telefono in mano che mi dice: “giochiamo a Ruzzle?”

Dice sempre che non l’ascolto, o che la interrompo mentre parla. A distanza di ore, mi rendo conto di non avere risposto a quella domanda. L’ho vista, era lì che mi guardava, con il suo sorriso felice, con quello sguardo che ha solo lei. Mi sembrava una bambina. E poi boh, ho pensato che aveva poca batteria, e che le sarebbe servita per il suo viaggio di ritorno. E così non le ho risposto. L’ho guardata, e  ho provato mille cose tutte insieme.

Sono triste, sono agitata e lei è lontana. Lunedì inizio a lavorare e ho la solita ansia che mi coglie prima delle cose importanti.

“Amore, prima di andare via mi fai l’in bocca al lupo per lunedì?”

“certo amore”

E mi ha stretta forte forte, con quel tono tranquillo e rassicurante che mi mette pace.

Sono passate un po’ di ore, non riesco a dormire. Odio quei 150km, odio le mezze misure. Siamo nella stessa regione, e a distanza di due anni, mi sembra di averla a 4000km.

Questi sono i miei problemi. Questi sono i pensieri di una persona che ama un’altra persona. Questa è la mia vita. Odio dormire da sola, amo condividere le notti con lei. Amo sentirmi al sicuro, odio chi ci discrimina, odio chi pensa che noi siamo “diverse”.

Scrivo a caso, lo so.

Ho bisogno di un suo abbraccio, ho bisogno di quella partita a Ruzzle che non abbiamo fatto. Ho bisogno di vedere il suo sorriso, ho bisogno di dirle che la amo, ho bisogno di lei e basta.

Notte.

La nostra prima volta

La prima volta che abbiamo dormito insieme non abbiamo fatto l’amore. Abbiamo solo dormito. Lei e io, in una camera di albergo.

Decisi che quella sarebbe stata la prima di tante altre notti insieme, scoprii che era decisamente più bella di me appena sveglia, e che a differenza mia,  non aveva bisogno della spazzola, dei trucchi e soprattutto della piastra.

E mentre nel resto del mondo, c’era gente che si scagliava contro gli omosessuali, sbraitando cose tipo “innaturali, Schifosi, Froci, Abomini del mondo”, io e Lei ce ne stavamo insieme, a tenerci per mano, a scoprire lati di noi che ancora non avevamo scoperto.

Era un’altra sera insieme.

“Buonanotte”

“Buonanotte”

E poi un bacio, e poi un altro, e poi i battiti aumentano e i respiri si sincronizzano. Le sfilo la maglia, con dolcezza, con naturalezza. Mi sfila la maglia e continuiamo a baciarci, e così per non so quanto. La sento mia, e io sono sua. Una promessa fatta in silenzio, senza dire nulla, siamo noi due, solo noi.

La prima volta con una donna, la prima volta con lei, la prima volta più bella che potesse esserci.

Ci addormentiamo abbracciate, la respiro a pieni polmoni, sono proprio dove dovrei essere.

Al mattino mi sveglio per prima, Lei dorme con le mani sotto al cuscino, i capelli le accarezzano la schiena, è perfetta. Noto una cosa che non avevo mai visto: ha le fossette di Venere. La bacio piano per non svegliarla, “in che pianeta ho vissuto fino ad ora?”, mi avvicino e mi riaddormento. E’ il giorno più bello della mia vita.

14 Febbraio.

La scelta del titolo non è stata casuale, ieri per me non è stato San valentino.

Abbiamo passato un periodo un po’ del cazzo, lei sommersa dal suo lavoro, io sommersa dalla tesi, dall’ansia pre-tesi, e dalla neve.

Quando viviamo periodi tranquilli riusciamo a vederci anche in settimana, magari passo un pomeriggio da lei, o rimango per tutto il weekend.

Erano due settimane che non la vedevo. Erano due settimane che sentivo solo la sua voce per telefono, che non potevo abbracciarla. Telefonate brevi, veloci. Troppo stanche e troppo impegnate per stare tranquille al telefono.

Vivevo malissimo questa cosa, avevo bisogno di lei, la sentivo lontana anni luce, avevo bisogno di una mini dimostrazione di affetto, un gesto qualunque, una qualsiasi cosa che mi facesse capire “testa di cazzo, non vedi che stiamo così perchè non ci vediamo, smettila di farti seghe mentali, ti amo”.

E più o meno è andata così, perchè trovavo da dire su qualunque cosa, addirittura l’avevo mandata a fanculo perchè:

“ah ma la cucina a casa della tua amica a me non piace”.

Apriti cielo. Non l’avesse mai detto.

Avevo solo bisogno di stringerla forte.

E finalmente quel giorno è arrivato, il fato ha voluto che fosse proprio il giorno di San Valentino, ma penso che nessuna delle due ci abbia fatto poi così caso, soprattutto in un periodo così difficile.

Avevo tentato di scriverle una lettera di San valentino, ma era piuttosto patetica. Lei mi ha portato una rosa e un pacco di cioccolatini che mi piacciono tanto “i baci ti fanno schifo, i lindt di fanno schifo, questi però ti piacciono” God save i biancocuore.

segue dicendo “ce la fai a tacere per un minuto?”. “si”.

Allora ha messo su una canzone e poi mi ha abbracciata.

Volevo rotolarmi per terra dalla vergogna, perchè pur essendo abbastanza egocentrica, mi vergogno come un cane quando mi si mette al centro dell’attenzione.

Però è stata una giornata stupenda, l’ho tenuta stretta per tutto il pomeriggio, in un parcheggio che non saprei nemmeno ritrovare, con la nebbia e la pioggerellina. Però eravamo abbracciate, da sole.

Penso di non aver bisogno di altro per stare bene, Io, lei.. e il sushi.

Si, perchè dopo l’ho portata a mangiare giapponese. E dopo abbiamo preso un gelato. E poi siamo tornate alla sua macchina, e lei mi stringeva la mano e dormiva. Era una cucciola. E io penso di amarla come non ho mai amato nessuno.