Gay Pride #MAIUNAGIOIA

E niente. 5-6-7 di Agosto, gay pride di Brighton, roba da fighi. Roba che c’era tutto il regno unito a festeggiare.

Io no. Io avevo 3 turni di notte, ovviamente 5, 6 e 7 di Agosto.

Non ho bisogno di scrivere nulla, che tanto lo so che comprendete il mio stato d’animo.

 

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una giornata particolare

Oggi ci siamo viste, come ogni sabato. Lei parcheggia la sua macchina vicino alla mia e mi sorride. Abbiamo mangiato sushi, siamo morte di caldo in un parco in centro città, abbiamo girato per negozi, abbiamo fatto un giro in collina e siamo state un po’ da sole.

E’ tardi e dovrei andare a dormire, e tra mille pensieri confusi, mi viene in mente lei, seduta accanto a me, con il telefono in mano che mi dice: “giochiamo a Ruzzle?”

Dice sempre che non l’ascolto, o che la interrompo mentre parla. A distanza di ore, mi rendo conto di non avere risposto a quella domanda. L’ho vista, era lì che mi guardava, con il suo sorriso felice, con quello sguardo che ha solo lei. Mi sembrava una bambina. E poi boh, ho pensato che aveva poca batteria, e che le sarebbe servita per il suo viaggio di ritorno. E così non le ho risposto. L’ho guardata, e  ho provato mille cose tutte insieme.

Sono triste, sono agitata e lei è lontana. Lunedì inizio a lavorare e ho la solita ansia che mi coglie prima delle cose importanti.

“Amore, prima di andare via mi fai l’in bocca al lupo per lunedì?”

“certo amore”

E mi ha stretta forte forte, con quel tono tranquillo e rassicurante che mi mette pace.

Sono passate un po’ di ore, non riesco a dormire. Odio quei 150km, odio le mezze misure. Siamo nella stessa regione, e a distanza di due anni, mi sembra di averla a 4000km.

Questi sono i miei problemi. Questi sono i pensieri di una persona che ama un’altra persona. Questa è la mia vita. Odio dormire da sola, amo condividere le notti con lei. Amo sentirmi al sicuro, odio chi ci discrimina, odio chi pensa che noi siamo “diverse”.

Scrivo a caso, lo so.

Ho bisogno di un suo abbraccio, ho bisogno di quella partita a Ruzzle che non abbiamo fatto. Ho bisogno di vedere il suo sorriso, ho bisogno di dirle che la amo, ho bisogno di lei e basta.

Notte.

14 Febbraio.

La scelta del titolo non è stata casuale, ieri per me non è stato San valentino.

Abbiamo passato un periodo un po’ del cazzo, lei sommersa dal suo lavoro, io sommersa dalla tesi, dall’ansia pre-tesi, e dalla neve.

Quando viviamo periodi tranquilli riusciamo a vederci anche in settimana, magari passo un pomeriggio da lei, o rimango per tutto il weekend.

Erano due settimane che non la vedevo. Erano due settimane che sentivo solo la sua voce per telefono, che non potevo abbracciarla. Telefonate brevi, veloci. Troppo stanche e troppo impegnate per stare tranquille al telefono.

Vivevo malissimo questa cosa, avevo bisogno di lei, la sentivo lontana anni luce, avevo bisogno di una mini dimostrazione di affetto, un gesto qualunque, una qualsiasi cosa che mi facesse capire “testa di cazzo, non vedi che stiamo così perchè non ci vediamo, smettila di farti seghe mentali, ti amo”.

E più o meno è andata così, perchè trovavo da dire su qualunque cosa, addirittura l’avevo mandata a fanculo perchè:

“ah ma la cucina a casa della tua amica a me non piace”.

Apriti cielo. Non l’avesse mai detto.

Avevo solo bisogno di stringerla forte.

E finalmente quel giorno è arrivato, il fato ha voluto che fosse proprio il giorno di San Valentino, ma penso che nessuna delle due ci abbia fatto poi così caso, soprattutto in un periodo così difficile.

Avevo tentato di scriverle una lettera di San valentino, ma era piuttosto patetica. Lei mi ha portato una rosa e un pacco di cioccolatini che mi piacciono tanto “i baci ti fanno schifo, i lindt di fanno schifo, questi però ti piacciono” God save i biancocuore.

segue dicendo “ce la fai a tacere per un minuto?”. “si”.

Allora ha messo su una canzone e poi mi ha abbracciata.

Volevo rotolarmi per terra dalla vergogna, perchè pur essendo abbastanza egocentrica, mi vergogno come un cane quando mi si mette al centro dell’attenzione.

Però è stata una giornata stupenda, l’ho tenuta stretta per tutto il pomeriggio, in un parcheggio che non saprei nemmeno ritrovare, con la nebbia e la pioggerellina. Però eravamo abbracciate, da sole.

Penso di non aver bisogno di altro per stare bene, Io, lei.. e il sushi.

Si, perchè dopo l’ho portata a mangiare giapponese. E dopo abbiamo preso un gelato. E poi siamo tornate alla sua macchina, e lei mi stringeva la mano e dormiva. Era una cucciola. E io penso di amarla come non ho mai amato nessuno.

 

 

 

 

 

 

“Io, te e un sedile. Non chiedo altro per essere felice”.

” Io, te e un sedile”.

E’ il riassunto di una giornata passata in macchina, sulle colline, con i finestrini abbassati.

Io e lei, a fare pace, a parlare della brutta settimana passata. Io e lei abbracciate, a non dirci niente, a salvarci dalle api assassine.

Mi sono sembrati 10 minuti, e invece sono state diverse ore. Era tanto che non si passava un pomeriggio così tranquillo: lei con i suoi giornali da 75enne pensionata, io con la sigaretta elettronica a fare i giochini da 12enne. In macchina.

Spazio piccolo, forse scomodo, era un posto sicuro, solo per noi. Non c’era spazio per le brutte cose, solo noi due, qualche coccola e un abbraccio infinito durato ore.

 

 

..quando le dirò: “Amore, ho scritto sul blog..” mi farà la sgridata del secolo, perchè devo studiare, domani ho un esame. Ma come faccio a non condividere tutta questa gioia? TI AMO.

 

love is all you need

tonti che non contano.

La rivedrò sabato, e me la spupazzerò come ogni settimana. Arriverà bene anche la mia laurea, così magari potrò pensare di spostarmi un pochino di più verso casa sua, o magari a metà strada, comunque più vicino che a un’ora e mezza di macchina..

chissà se le cose si sistemeranno. Nel senso che vorrei vivere un pochino di più “alla luce del sole“. Così la vita è vivibile, ma non come la vorrei. 

Ad aprile dell’anno scorso ci conosciamo, tempo due giorni e già metà delle persone che mi conoscevano sapevano che stavo messaggiando con lei. Mai avuta una storia con una ragazza, non sapevo nemmeno da dove cominciare. E poi tutto è venuto naturalmente, in una maniera così dolce e spontanea che non so nemmeno spiegare.

Anche a lei glielo chiedo sempre “ma perchè pensano che siamo sbagliate, come fanno a dirlo? guarda come siamo carine”. Perchè proprio non riesco a capire come fanno a vederci qualcosa di sbagliato.

I primi sono i miei genitori. Non penso che dirò mai di me a loro, se vorranno capirlo, lo capiranno da soli. E’ che sono troppo “responsabile” per causargli uno scompenso del genere. Non sono come loro, io non sono quel tipo di persona che vuol far cambiare idea agli altri. Perchè recare loro un tale danno? Come io devo essere libera di vivere la mia vita serenamente, anche loro lo sono. Però lasciatemi campare in pace.

E’ come quando ho deciso di non dire a mia mamma che fumavo, a casa mia questi sono motivi di scompenso, litigi, ansie, mesi e mesi di silenzio. 

Però cazzo. Invidio un sacco tutte le persone come me che hanno il “via libera” in casa. 

E un sacco di volte lei mi richiama all’ordine, perchè fosse per me, andrei in giro mano nella mano, saltellando e riempiendola di bacini e frasi smielose e cuoricini da paese dell’amore.

L’altra sera si parlava di una ragazza che da “lella convinta” ha iniziato una relazione con un ragazzo, quello che ho notato al tavolo è stato un velo di infinita tristezza, quasi invidia per lei che finalmente poteva andarsene in giro a fare quello che fanno tutte le coppiette del mondo, senza dover guardarsi intorno di continuo.

E sti cazzi. Perchè la cosa è davvero triste. Queste sono persone dichiarate che non dovrebbero avere problemi, e invece è uguale lo stesso. E quindi? Quindi penso che se fossimo state in un qualunque altro stato, la reazione sarebbe stata diversa.

E’ amore, non dovremmo stare qui a pensare a chissà cosa. o no?

mille milioni di neuroni vs mille milioni di neuroni

L’amore tra due donne è così: mille milioni di miliardi di neuroni che si scontrano e non si danno pace.

Un minuto è pace, serenità, stai bevendo uno spritz in allegria, ridi, giochi, c’è anche Biancaneve che canta con gli uccellini; un minuto dopo, il disastro più totale: le forze avverse dell’universo si scatenano generando le più improbabili catastrofi.. Si risvegliano i Titani, lottano contro Zeus, contemporaneamente arriva la cattivona della Sirenetta, si porta dietro anche Voldemort  e Maga Magò, si aprono  gli ascensori con i mostri dentro (cit. “quella casa nel bosco”) e si scatena la carneficina.

Immaginate fulmini, saette, tuoni, uragani, eserciti che si scontrano, fuoco nel cielo, terra che trema;  ci sono spade, cannoni, fucili, assassini, compare anche il tribunale dell’inquisizione spagnola, ci sono roghi, urla di strazio e di dolore, c’è Ungaretti che rannicchiato in un angolo della trincea, compone le sue poesie di guerra. E’ il disastro più disastroso e catastrofico del mondo. Non hai speranza, pensi di non uscirne viva,.

Non puoi farcela, ogni parola, sguardo, battito di ciglia potrebbe essere usato contro di te. Perchè una donna non la intorti, figuriamoci due. Due donne si autoconvincono dell’improponibile, non si dimenticano niente di quello che dice l’altra, e continuano e continuano e continuano, e saltano fuori cose successe 4 mesi e 13 giorni prima, esattamente alle 13:03 mentre stavi tornando a casa dal supermercato, non hai risposto ad una chiamata, e invece del solito squillo per farti richiamare, le hai “mandato un messaggio”.

Improvvisamente “Puff”, tutto svanisce, torna il sole, tornano pace e serenità. Scopri che è tutta colpa di quella volta che all’Ikea, lei voleva comprare le cornici, aveva deciso di non comprarle più, e io mi ero limitata a dirle “amore, sei sicura che devo metterle via?” “si“. E INVECE LE VOLEVA.

E allora cosa fai? La prendi per mano e la stringi forte forte, perchè è bello così, perchè più la guardi e più ti rendi conto che lei è come quei disegni che fanno i bimbi alle elementari, quelli con il cielo azzurro, l’erba verde, la nuvoletta bianca e il sole giallo che ti sorride.

 

 

creare un blog e non sapere cosa scrivere.

Pensavo che la cosa difficile sarebbe stata creare un blog: effettuare l’iscrizione, confermare la mail, cercare codici che non si confermano mai.. E invece no, la cosa difficile è scrivere quello che mi passa per la testa.

Ho 24 anni, sono prossima alla laurea, e mi sento un adolescente. Vivo con i miei genitori, avevo un gatto e non ho mai avuto un cane, la mia camera è un macello, ma tutto sommato sono felice lo stesso.

Quest’ultimo anno è stato particolarmente duro per me: ho scoperto che la felicità ha un prezzo, ho scoperto che la felicità non è facile, la felicità è difficile.

non sono brava a scrivere e non sono brava a dare spiegazioni, e allora? di cosa parlerà mai questo blog?

la mia intenzione è quella di scrivere di me, vorrei scrivere della mia vita, di come funziona, di come vanno le cose, di come le persone continuano a volermi bene nonostante tutto.

mi chiamo G, la mia vita è un casino e sto con una ragazza da 1 anno e un po’.

La mia vita è sempre stata un casino, sono sempre stata quella “diversa” della famiglia. io ero quella che aveva le idee strane, quella che doveva farsi notare, quella che non capiva mai le imposizioni date dai genitori, quella che aveva sempre i capelli troppo “stravaganti”, quella che voleva fare le cose diverse da come le aveva fatte sua sorella.

Sono sempre stata così, quella che da piccola si sentiva sempre dire “crescerai anche tu!”.. Ma non avevo bisogno di crescere, avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse “chissenefrega se la tua camera è una trappola, chissenefrega se cambi hobby ogni due giorni, chissenefrega se giochi ancora alla playstation, chissenefrega, sei una bella persona”.

si sono sempre soffermati tutti sul fatto che io non fossi come quelle della mia età, e ad oggi penso ancora di non esserlo. A me interessavano le amicizie, mi interessava stare fuori a giocare, mi interessava creare gruppo, scambiare sogni, viaggiare con le idee. Volevo cambiare il mondo, ero una sognatrice, non mi interessava nulla dei piatti da lavare, della casa da pulire, della doccia da asciugare; la casa poteva aspettare, i grandi ideali no.

I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla, penso che abbiano sprecato un sacco di energie per me. perchè avevano a che fare con quella “strampalata” della casa, quella che non tornava mai all’orario prestabilito, quella che aveva un sacco di amici, voleva giocare a calcio e tornava a casa con la terra nelle orecchie e i jeans sporchi d’erba anche a 21 anni.

ok, detta così sembro una povera disadattata sociale.

La mia è una famiglia molto religiosa. Per descriverla prenderò d’esempio la serie televisiva “settimo cielo”, la differenza è che avevo un gatto, non ho mai avuto un cane, in famiglia non siamo 7 figli e da un anno e un po’ a questa parte ho la ragazza.

Ovviamente fin dall’inizio ho dovuto nascondere tutto. E all’inizio la cosa non è stata per niente difficile.

Ho sempre pensato a come sarebbe stata una storia con una “Lei”, ma il pensiero nasceva e poi moriva, doveva morire, perchè si, io ero strana, ma non fino a quel punto. Passava il tempo però, e più cercavo di soffocare questa idea, e più questa cresceva, e si ripresentava e quasi diventava ossessione, e poi si placava, poi tornava..

Un giorno, in preda a una crisi di pianto, decisi di andare dalla mia migliore amica. Ero in lacrime, in una famiglia come la mia non c’era posto per una “come” me. Dopo due ore di pianto accettai il fatto che se mai mi fossi innamorata di una ragazza, l’avrei presa con calma, perchè se fosse stata una cosa passeggera, allora sarebbe passata, se fosse stata una cosa seria, allora non potevo farci niente.

Questa fu la convinzione di quel pomeriggio. la cosa continuò e continuò con picchi di gioia e picchi di crisi esistenziali.

Poi un giorno conosco Lei: era bella da imbambolarmi, era dolce, era la cosa più delicata del mondo e volevo stare con lei.

Nonostante gli insegnamenti, la famiglia che sarebbe stata contraria, mi ci sono buttata di testa. Come quando vai in piscina e decidi di tuffarti nell’acqua bassa, di testa, a caso. Volevo stare con lei, volevo tenerla per mano, volevo guardarla, volevo farle le sorpresine e ridere con lei. E ora sto con lei, litigo con lei, parlo con lei, gioco con lei, amo lei, la tengo per mano, la porto al cinema, andiamo a cena insieme. io e lei.

è tutto bellissimo, se non fosse per mio padre che non sa nulla, e per mia mamma che sospetta e sta male come un cane. Ogni volta che esco di casa è un litigio, mia mamma non mi parla, non si fida, pensa che io faccia cose immorali.

Amare è immorale? Quello che mi dispiace è che la mia famiglia non capisca quanto spontaneo sia l’amore che provo per lei. Non è “sporco” come pensano, è amore. E no, non è immorale. E’ amore.