L’Amore dopo il DDL CIRINNA’

OK, sono in ritardo. Ok non scrivo sul blog da mesi forse.

MA lasciatemi esprimere la mia GIOIA.

Cosa c’era per me prima del Ddl Cirinnà? NULLA DI CERTO. Nulla. E adesso? Adesso c’è uno spiraglio di luce.

Sono talmente tanto gasata per questa cosa, che non faccio altro che andare ad amoreggiare in giro.

Per esempio:

la mia ragazza mi viene a prendere a Milano Malpensa. Ci fermiamo in autogrill (1. perchè amo perdere tempo in autogrill, 2.perchè La Vale deve ordinarsi il suo macchiato freddo).

Cosa Succede?

Succede che ordino il caffè mentre l’abbraccio, la tengo per mano, la sbaciucchio e mi comporto da morosa appiccicosa quale io sono.

CHISSENEFREGA se la barista mi guarda male. CHISSENEFREGA PROPRIO.

SIAMO DIVENTATE LEGALI.

 

 

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Estate in Uk.

Domenica super estiva in quel di Brighton.

Sarò impopolare, ma GRAZIE BUCO DELL’OZONO. GRAZIE DAVVERO.

La situazione climatica incide non poco sulla condizione psicologica degli inglesi (e pure sulla mia), ed essendo infermiera, ed avendo accesso alle cartelle cliniche dei pazienti, posso dire che un buon 80% degli abitanti della cara Inghilterra soffre o ha sofferto di depressione o ansia.

Colpa del clima. Perchè vivere in queste condizioni scompensa.

MA ultimamente il sole splende, e anche quando piove, posso uscire in felpa perchè la temperatura lo permette.

Domenica scorsa c’erano una cosa come 24 gradi, forse di più, e mi sembrava di essere a Miami.

Questa era la situazione in giro.IMG-20160509-WA0000

E non si nota da qui, ma davvero non si camminava dalla folla di gente.

Livello di felicità: 100000.

Il clima qui è come una ragazza in perenne sindrome premestruale: esci di casa e splende il sole, arrivi al mare e nevica. E pensi “macheccazz, non ho nemmeno la giacca pesante” e mentre torni a casa sconsolata, con l’ansia della broncopolmonite, ecco che torna il sole.

Ma domenica scorsa, sole tutto il giorno: mare, birra, pantaloncini, occhiali da sole e a lot of friends.

E tamarri, migliaia di tamarri. Altro che Jersey Shore. Amo questa città.

sogni che si avvicinano.

Non ho avuto molto tempo libero per aggiornare il blog, sono successe un sacco di cose, talmente SUPER (passatemi il termine da nerd-sfigata-anni 90) che non so nemmeno come fare a scrivere.

Andiamo per capitoli:

1. Finalmente mi sento protagonista della mia vita. Ho 24 anni e per la prima volta sento che le cose non mi sfuggono di mano. Sono io che decido cosa voglio e cosa non voglio fare, sono io che decido dove voglio arrivare, sono io che penso per me. Non mi ero mai sentita così consapevole, così determinata su ciò che volevo.

2. Quasi laureata. Ho passato queste ultime settimane a studiare per i miei due esami che mi dividevano dalla laurea. Mi laureo cazzo, sono in corso, manca solo la tesi. E di questo mi stupisco, mi sono sempre sottovalutata, mai avrei pensato di riuscire a finire in tempo. (Speriamo di essere capaci di scrivere la tesi se no ciccia).

3. Quasi via di casa. Laurea e poi via. Inizierò a cercare lavoro, parte dei miei compagni ha già trovato, sono positiva. Devo decidere se rimanere qui in Italia o iniziare a pensare seriamente di andare in UK, il  che comporta un contratto a tempo indeterminato, orari di lavoro assurdi, straordinari pagati, aiuto a trovare casa, possibilità di carriera ecc ecc.. Devo pensarci bene, anche perchè l’obiettivo era prendere casa insieme a Lei, e andare al canile a prendere un bel cagnolone vecchio e bisognoso di affetto. Ho un Budget limitato quindi i casi sono due: spendo quello che ho per i primi affitti e rimango in Italia sperando di trovare lavoro che sarà sicuramente precario, ma rimaniamo vicino alle nostre amiche (mie, sue, ecc); oppure andiamo in UK ma lei deve abbandonare il suo contratto a tempo indeterminato, e cercare lavoro in UK. Altra opzione che mi viene in mente adesso: chissenefrega, prendo casa insieme a lei, se abbiamo voglia di andare in UK andiamo, se no vediamo di tirare avanti a campare.

4. Quasi infermiera. dopo mille stage in uffici che mi annoiavano, dopo corsi post diploma su robe di cui non me ne fregava un cazzo, un giorno ho dato ascolto alla vocina interiore che non ascoltavo mai “vai a fare infermieristica”. Non è una missione come tutti pensano, non è spirito da crocerossina di sti cazzi. E’ scegliere una professione utile, che spazia in mille ambiti, si può stare in reparto di degenza, si può stare in sala operatoria, si può lavorare direttamente a casa delle persone, si collabora con altre figure professionali, si studia, ci si forma. Si incontrano persone di ogni genere (anche il feticista che frequenta il Decadence a Bologna e ti chiede il disinfettante perchè gli sanguinano i piercing ai capezzoli), si parla con persone che hanno bisogno di parole di conforto, si attiva il cervello in situazioni di emergenza, si ha a che fare con un codice deontologico, e soprattutto “ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”. Ho la passione (e direi la calamita) per i casi sociali.  A parte tutto, mi piace la professione che ho scelto perchè ci si deve impegnare a non giudicare mai nessuno.

5. Vita amorosa. ultimo punto ma non meno importante: CHE BELLO ESSERE INNAMORATA.

 

Alla fine non ho concluso tanto, tutti questi “quasi” non mi fanno paura, MI GASANO UN SACCO.

ROCK N’ ROLL.

 

 

la canzone non sarà rock n roll, però la gente che fa i balletti mi mette allegria. YO.

Treno guarda treno.. treno questo treno.

Prendo spesso il treno per andare dalla mia amata, potrei farlo in macchina, ci metterei meno tempo, ma gli euri scarseggiano.

Il viaggio dura più o meno un oretta e mezza, perchè a Bologna il treno rimane fermo circa 20 minuti, poi riparte. Non sapendo cosa fare, ho deciso di stilare un elenco di personaggi che ho incontrato in questo anno e mezzo.

  • La quasi religiosa: più di un’ora di telefonata. Penso Sud americana, fisico perfetto, capelli perfetti, un paio di leggings super attillati e magliettina. Supplicava la sua amica di Chiesa a mettere una buona parola per lei. Era Testimone di Geova, parlava di congregazione, era andata in piscina con un bikini (come tutte le ragazze del mondo?), una tipa l’aveva vista e aveva deciso di “fare la spia” alla congregazione, che l’aveva accusata di “tenere un comportamento poco decoroso”. Lei piangeva al telefono e ripeteva che quel pomeriggio mentre prendeva il sole studiava i suoi appunti per la chiesa, faceva caldo e aveva deciso di abbronzarsi un po’. Era avvilita, soprattutto perchè diceva che la sua fede non poteva essere messa in dubbio per essere andata in piscina in una giornata di sole. Aveva ragione.
  • bambine inquietanti: la bambina inquietante è quella che ha più o meno 8 anni, un po’ cicciottella, carina, occhi verdi e riccioli biondi, sorridente e persa nel paesaggio attorno a lei. Fino a qui tutto regolare, la psicolabilità della bambina inizia quando parte a contare non-si-sa-cosa a voce bassa bassa “unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci…” “milleunomilleduemilletremillequattro..” .
  • Il musicista dimostratore: è uno dei personaggi più fastidiosi che si possano incontrare sul treno. Il musicista dimostratore è quello che in condizioni normali è capace di suonare uno strumento, decide però di dimostrarlo al mondo in momenti meno favorevoli ed in maniera abbastanza astratta. “air guitar, air drum, air bass” lui sa suonare tutto. Di solito ascolta musica Hard rock, Metal, Power Metal, rock anni 70, è il patito degli AC/DC e dei Led Zeppelin, lo capisci dallo zaino che porta, e dal titolo della traccia che compare dal suo smartphone agitato per aria. Perchè il musicista dimostratore deve dimostrare all’umanità che sa cosa vuol dire “andare a tempo”, lui conosce tutti i ritmi possibili di una batteria e riesce a simularli alla perfezione, conosce i momenti di assolo della chitarra, li simula impegnandosi, muove le dita, fa scorrere le mani lungo la tastiera immaginaria. Lui lo sa fare. Muove la testa di continuo a ritmo di musica, si scontra con te, ogni tanto ti chiede scusa, è una persona agitata.
  • I rapper: cappello, jeans e maglia larga. Si muovono in gruppo. Uno di loro ha lo smartphone collegato ad una mini cassa, fa partire le basi e gli altri fanno freestyle, di solito dicono cose grezze, però le dicono in rima. Fanno un gran casino.
  • I trasgressivi di sto cazzo: sono quelli che “sono fighi perchè non gliene frega un cazzo”, sono fighi perchè “se viene il controllore gli facciamo il culo”. Sono le classiche persone da Venerdì sera in treno. Sono le ore 21:30, occupano una carrozza, ci sono solo loro. Nessuna persona con del cervello non starebbe mai da sola in una cabina con della gente così. Uno fa il palo fuori e controlla che non arrivi nessuno, gli altri bevono, agitano bottiglie all’aria, fumano di continuo. Sono più o meno 6 ragazzi e due ragazze. Fumano e impuzzoliscono tutto. Hanno un gran da fare perchè devono sballarsi prima di arrivare nel locale in cui si devono “spaccare”.
  • i trasgressivi con dello stile: Pantaloni di pelle, corpetto, matitone nero attorno agli occhi, lenti a contatto bianche. Non c’è bisogno di chiedere, sono diretti al Decadence, noto locale molto tragressivo/fetish/trash del bolognese. Nonostante l’apparenza feroce, stanno tranquilli per i fatti loro, chiacchierano e non guardano male nessuno, rispondono molto tranquillamente ad un signore che ingenuamente chiede loro dove possano mai andare vestiti così.. “ad una festa in maschera al Decadence”.
  • il maniaco: il maniaco è il personaggio che decide di sedersi di fronte a te, nonostante ci siano altri 30 posti liberi. Giacca in pelle nera, vecchia, lunga, di quelle anni 90. Capello lungo e unto, colore grigio-nero-biondo, occhi azzurro ghiaccio, tiene in mano una valigetta vecchia e rovinata. Fissa, non ha paura, se per sbaglio lo guardi negli occhi, lui non si schioda da li e ha anche la faccia tosta di farti quei sorrisetti da viscidone.

Un po’ di cose che ho imparato sulle lesbiche.

Ogni tanto, a tempo perso, mi diletto a leggere alcuni articoli che si trovano in giro per il web, in merito ai luoghi comuni sulle lesbiche. Quando ancora ero in dubbio, quando ancora ero un etero molto confusa e infelice, leggevo questi articoli e iniziavo il mio viaggio interiore: “come si capisce se una è lesbica? Tutte le lesbiche giocano a calcio? Le lesbiche amano i gatti?”

Domande del cavolo a parte, pur sapendo fossero tutte cazzate, mi ci ritrovavo molto, e dopo quasi due anni di appartenenza al mondo “lello” posso finalmente avere un mio parere al riguardo.

Ecco cosa ho scoperto:

– l’80% delle calciatrici ama le donne (o dice di non amarle e le ama segretamente)

– se ad una serata gay non hai la rasata\cresta (bionda o rosso fluo che sia) non ti considera nessuno

– dopo un mese di storia, si pensa già a prendere casa insieme

– più che amore per i gatti, ho notato un grande amore per i cani

– le ex delle ex sono davvero parte integrante della coppia

– le ex della tua ragazza provano ad essere tue amiche o a conoscerti

– ogni tanto un ex si sveglia e decide di infiltrarsi nella vita altrui

– le etero confuse sembrano avere il gay-radar migliore del tuo

– il gay radar esiste davvero e funziona

– ho imparato a riconoscere anche le “lelle” più improbabili.

– odio dire lella, ma lo dicono tutte e mi ci sono abituata.

– le litigate tra donne sono qualcosa di devastante

– le poiane esistono davvero

– le pause portano solo a cose negative

– le serate lgbt sono un sacco divertenti anche se ti fa schifo la discoteca

– gli sport praticati sono sempre quelli più improbabili

– “se vuoi essere lesbica devi avere l’indipendenza economica” cit.

– un sacco di ragazze si conoscono in chat (esperienza personale)

– trovare una persona non psicolabile in chat è molto difficile

– le probabilità di trovare la donna della tua vita in biblioteca, sono molto scarse

– il ciclo si sincronizza davvero

– due donne con il ciclo possono seriamente uccidersi a morsi

– la sindrome premestruale esiste, è subdola e distrugge te e chi ti sta intorno

– “amore quella maglia non mi piace”.. “vaffanculo, io non ti piaccio mai, e non è giusto che tu sei più bella di me. Stasera non esco” .-.

– i tacchi? cosa sono i tacchi?

Ovviamente l’articolo va letto con il sorriso, PEACE&LOVE.

Sfogo di una giornata qualunque

Ogni tanto mi arrabbio, me la prendo con tutte quelle persone che per varie scuse, quali morale o religione, sono contrarie all’amore che provo.

Perché in prima persona ci sono io, che vorrei provare a spiegare a tutti che ci amiamo proprio come un uomo ama una donna. É cosi semplice: penso a lei tutto il giorno, voglio condividere con lei qualsiasi cosa. É cosi semplice guardarla negli occhi e rubarle un bacio.

E invece no.

Perché poi torno alla realtà e mi rendo conto che per molti non sarà mai semplice.

Perché non é normale, perché non é sano, perché é impuro.

Oggi siamo cadute dal letto: volevo fare la romantica e con la mia grazia l’ho praticamente lanciata giù dal letto, poi mi ci sono buttata sopra e abbiamo iniziato a ridere come due disperate.

Eravamo al centro commerciale, la vedevo da lontano: aveva la testa nel frigo e spostava di qua e di la un sacco di cose. L’ho vista arrivare con una bottiglia di coca-cola per me: “One in a million”. Che Qualcuno mi venga a dire che quel sorriso per me era “impuro”, che quelle risate in camera erano “immonde” perché certi momenti non dovrebbero essere rovinati da nessuno.

In cassa, come due coglione a guardarci  con gli occhi pieni di lacrime.

Perché eravamo felici, perchè probabilmente l’avrei voluta stringere forte e fare quella vocina del cazzo che faccio sempre quando sono smielosa, perche era stata un sacco dolce. E no. Perché in paese parlano, perché nessuno si riesce a fare una manciata di cazzi propri.

Ci si fa andare bene le cose fatte a metà, la guardo, vorrei stringerla. E mi vengono le lacrime agli occhi, perché il mio istinto mi dice “cazzo abbracciala e falle sapere che bel gesto che ha fatto”, poi arriva il cervello che urla “stop, che cazzo fai cogliona? Lo sai che non puoi”.

…Vallo a spiegare a tutte quelle persone che stiamo insieme e aveva appena fatto una cosa dolcissima.

Fanculo. Ci limitiamo a gesti fatti a metà, e ce li facciamo pure andare bene.

“Un giorno le cose cambieranno.”

“il mio giorno più bello del mondo”

Il mio giorno più bello del mondo è con te. Anche se una volta al mese volano Poiane, anche se ogni volta che litighiamo poi ci sembra che non ne usciremo mai, anche se tutti dicono che tanto facciamo sempre così.

Chissenefrega.

Perchè è lei che voglio baciare ogni secondo, è lei che voglio stringere, è il suo profumo che voglio sentire.

Litighiamo, lei piange, io faccio una faccia di merda e me ne vado, poi torno, lei mi dice che devo lasciarle 10 minuti, me ne vado, faccio passare 10 minuti fissando l’orologio e sperando in una “guarigione” torno da lei. Mi guarda, urla, dice che non le sto mai vicino quando sta male, le faccio presente urlando che me l’aveva detto lei di andare via..

Me ne vado sbattendo la porta, la sento piangere, penso che esagera.

Mi arrabbio, penso che si sta rovinando la giornata, penso che esagera sempre. Passano due minuti, e non ce la posso fare.. Voglio stringerla. Mi guarda, mi spinge via, mi dice che sono una merda, che la tratto male, che sono un’insensibile, che quando mi ci metto la faccio stare come un cane. Piange, provo a stringerla, mi spinge via, poi mi guarda, mi tira per la maglietta e mi abbraccia. Lotta finita. La stringo forte a me, me la tengo stretta, ascolto il silenzio, ascolto il suo cuore.

E’ così, una vita con la Poiana appoggiata sulla spalla.

Certe volte vorrei strapparmi il cuore col bastoncino del ghiacciolo pur di farla finire.

Però? Però è il mio amore.

Amo stare con lei, respirarla, perdermi in macchina. Amo vederla appesa alle carrucole nel bosco, amo andare a mangiare cinese con lei, amo cercare la “pizza perfetta” con lei, amo andare al cinema e tenerla stretta a me mentre dorme, la amo anche quando , sempre al cinema, si sveglia, mi spinge via, mi manda a fare in culo e poi mi dice con tutta la tranquillità del mondo “amore scusa, ma lo sai che non mi piace addormentarmi nei luoghi pubblici”.

La amo anche quando si addormenta sul divano di casa sua, io la guardo con la faccia da ebete, lei mi guarda, frigna, mi prende a calci e si addormenta.. “i luoghi pubblici”… insomma la amo anche quando dorme e non vuole che la fissi.

Dopo il “momento Poiana”, ho trascorso qualche giorno a casa sua.. Siamo state insieme, giorno e notte, siamo state a Mirabilandia, abbiamo riso come delle matte, siamo fuggite anche dagli Zombie, ci siamo abbracciate, abbiamo parlato, siamo state bene.

Viva l’amore. 

é

“Io, te e un sedile. Non chiedo altro per essere felice”.

” Io, te e un sedile”.

E’ il riassunto di una giornata passata in macchina, sulle colline, con i finestrini abbassati.

Io e lei, a fare pace, a parlare della brutta settimana passata. Io e lei abbracciate, a non dirci niente, a salvarci dalle api assassine.

Mi sono sembrati 10 minuti, e invece sono state diverse ore. Era tanto che non si passava un pomeriggio così tranquillo: lei con i suoi giornali da 75enne pensionata, io con la sigaretta elettronica a fare i giochini da 12enne. In macchina.

Spazio piccolo, forse scomodo, era un posto sicuro, solo per noi. Non c’era spazio per le brutte cose, solo noi due, qualche coccola e un abbraccio infinito durato ore.

 

 

..quando le dirò: “Amore, ho scritto sul blog..” mi farà la sgridata del secolo, perchè devo studiare, domani ho un esame. Ma come faccio a non condividere tutta questa gioia? TI AMO.

 

love is all you need

dodicenne dodici anni dopo.

Tra poco arriverà qui. Non vedo l’ora di saltarle addosso e riempirla di coccole. 

La prima volta era tutto così confuso.. Ci ho messo sei mesi quasi per salutarla con un bacio. Passavo ore in bagno a prepararmi, i capelli, il trucco, i denti, le vestite. 

Sorrido ripensandoci, perchè era tutto nuovo, era sempre la prima volta. La prima volta che stavo con una ragazza, la prima volta che davo la mano a una ragazza al cinema.. La prima volta che limonavo sulle panchine del parco come i dodicenni.  La prima volta che la portavo a casa mia in montagna, la prima volta sotto un piumone al freddo a fare l’amore, la prima volta che cucinavo per lei.

e fondamentalmente mi ci sento ancora una dodicenne, dodicenne dodici anni dopo. 

Oggi si faranno acquisti per le vacanze, poi via in Salento, io, lei, e la videocamera che ha deciso di comprare, si aggiungeranno gonfiabili di vario tipo (balene, delfini, orche, materassini..) più palette, rastrelli, secchielli, maschera, tubo, tavoletta e tutto quello che serve per una vacanza da dodicenne felice.

 

today i’m happy.