Tornare a Casa.

Dopo 4 mesi, si ritorna a casa.

Una breve visita, 6 giorni per salutare la mia famiglia: la mia mamma, il mio papà, la mia macchina, la mia camera, i miei nipotini. Tutti insomma.

L’ansia che mi coglie è immensa.

Ho un piercing alla lingua, ho 25 anni, lavoro all’estero, sono indipendente. E ho una fottuta paura di tornare a casa.

Ho paura dell’abbraccio sincero di mia madre, ho paura di guardarla in faccia.

Ho paura, perchè dopo 4 mesi, dovrò mentire ancora.

Omosessuale. Lesbica. Sbagliata.

Questo è quello che sono a casa mia. Questo è quello che non sanno.

Felice. Questo è quello che sono qui a Brighton.

Non ho avuto bisogno di mentire a nessuno durante questi 4 mesi. E mi sono sentita anche un po’ una merda, perchè i contatti con i miei genitori sono stati davvero pochi (1-2 volte a settimana).

Per l’ennesima volta mia mamma non sa nulla di me, e io lo so che sta male, ma non è colpa di nessuno.

Tante volte avrei voluto dirglielo, tante volte ho provato a vomitare fuori quello che volevo dirle. E poi alla fine niente.

Sono una vigliacca? Forse.

Vorrei andare a dormire dalla Vale, è la mia ragazza, e io ho 25 anni. Dovrei essere libera di fare quello che voglio. E ho paura di dare spiegazioni. “Torni da Brighton per una settimana e dormi da un’altra parte? Con chi esci? Da chi dormi?”

Sempre le solite domande. E io ho paura.

Ho quasi la sensazione di trovarmi in un limbo. Da una parte ho la mia solita vita, i miei amici, la mia famiglia, un posto sicuro. Dall’altra la libertà di essere ciò che sono. E sono incastrata nel mezzo. Perchè sono una persona normale. E vorrei l’appoggio della mia famiglia, e vorrei vivere la mia vita tranquilla.

Riassumendo: mi sto cagando sotto.

Luoghi comuni a gogo.

Ancora non me ne capacito, 3 settimane che ci conosciamo e già parliamo di casa, ikea, gatti, cani, criceti, affitto, mutuo, bollette.

Proprio come le “vere lesbiche”.

Sono reduce da un weekend coccolosissimo passato a casa sua, e sono felice perchè per la prima volta non ho dovuto mentire a nessuno, “lei è la mia ragazza”. Punto. Senza storie, senza racconti improbabili.

Sono state le prime due notti insieme e lei è stupenda e basta. Ho passato un pomeriggio a guardarla mentre si occupava di tutte le faccende di casa sua: la lavatrice, la stufa, la spesa, i piatti, l’aspirapolvere, manutenzioni varie, i cani, i gatti. Sa fare qualunque cosa e sa condire l’insalata divinamente.

Si preoccupa per me, mi sgrida se non mangio, se fumo troppo, se trascuro i miei amici.

E poi niente, mi ha svegliata con la colazione a letto, una rosa e un sorriso stupendo.

Marco Masini degli infermieri e vodka alla MOU

Amo il mio lavoro, e per quanto poco stimolante sia lavorare in una casa di riposo, comunque vado a lavorare felice.

Turni di notte a parte.

L’infermiera di notte non è una cosa sexy come sembra, l’infermiera di notte è stanca, con dei capelli di merda e le occhiaie fino alle ginocchia. L’infermiera di notte beve redbull e caffè, fuma come un turco e ha le gambe che le fanno male.

Per quanto mi riguarda, vado a lavorare con un po’ di ansia, perchè ultimamente ogni notte che faccio il fato mi si rivolta contro e decide di far succedere cose.

In due notti ho chiamato due volte il 118, perchè a differenza dell’ospedale il medico non c’è, l’elettrocardiogramma non lo posso fare, e con sto caldo infernale, mi si scompensano i pazienti.

62 pazienti, una neoinfermiera e un’ oss che sta facendo il ramadan e si sente stanca morta e mi fa fare anche il suo lavoro.

ANSIA.

Alla consegna ogni volta i miei colleghi mi guardano come se avessi l’aura di Marco Masini. Porto sfiga, non c’è niente da fare.

In tutto ciò, l’umore di questi giorni non mi aiuta. Mi sembra che tutto sia sfumato e che se ne stia andando tutto a puttane, così, a caso. E VAFFANCULO. Per fortuna ho rimediato un posto felice in cui passare questa settimana, casa di F. Mi sento una cazzo di emarginata sociale. La cosa che mi spaventa è tornare a casa la settimana prossima. Non ho voglia di sentire le storie di mia madre (è un vacanza ed è riuscita a litigare da sola su whatsapp).

Dovrebbe essere felice adesso, non ha più il problema “Rimini”, sua figlia per un bel po’, non andrà più in riviera. Così si metterà l’anima in pace, non dovrà nemmeno più sospettare che faccio entrare in casa Lei, perchè lei non ci tornerà più.

Oggi ci siamo sentite, ha detto che è confusa, e che non la lascio campare in pace. SCUSA SE MI STAI SMOLLANDO A CASO E DUE RISPOSTE LE VORREI. Ma giusto due eh. Giusto per sapere se devo entrare nell’ottica di farmi la mia vita senza di te, o no.

Io poi, Boh.

A volte vengo colpa dalla disperazione, altre volte mi guardo intorno incredula e penso “ma davvero, a caso, ha deciso di smollarmi così?” faccio spallucce, scrollo la testa e mi sembra tutto uno scherzo.

Comunque, mi sembra di avere la nuvola di Fantozzi in testa, per una volta che le cose iniziavano ad andare per il verso.. NO. Pensa te oh.

COm

Laureataaa!!!!!!!!!

Ciao a Tutti\e!.. La sottoscritta si è laureata!

Ho passato una settimana di ansia, e ansia, e ansia e ansia che è terminata con gioia e pensieri confusi riguardo la festa in discoteca.

In tutto ciò, la presenza costante è stata sempre una: LEI.

Eravamo un po’ agitate per la mia discussione, abbiamo passato giornate intere a ripetere quel discorso. Tutta la mia tesi in 8 minuti, tre anni di esami, tirocini e sangue buttato in 8 stronzissimi minuti.

Partiamo dall’inizio.

Era arrivata in tuta, con un sorriso stampato sul viso, che è rimasto li ogni giorno. Si era portata le sue cose da fare, stava li nella sala studio dello studentato, leggeva, si faceva le parole crociate ed io provavo a partorire  un discorso, il giorno prima della discussione.

“sei brava, e la tua tesi è un sacco interessante, riesci a parlare veloce e farti capire, sei bravissima amore”

Avevo una paura folle di fallire, perché non sono mai stata capace di gestire certe situazioni, ma lei era li, stava tranquilla e mi sorrideva.

La vedevo parlare con le mie amiche, mi prendeva in giro con loro, mi stringeva la mano, ascoltava il mio discorso, e lo riascoltava, e lo riascoltava.

Sorseggiavo un decaffeinato, era sera, la guardavo da lontano mentre confabulava con le mie amiche, era felice, e lo ero anche io. Non facevo altro che ripetere a tutti quanti quanto fossi felice di averla li.

Il giorno della discussione passo a prenderla in albergo in anticipo, lei è già pronta.

Ripeto il discorso l’ultima volta, ci facciamo un video in cui io parlo con la mia “me del futuro”.

Entrambe facciamo finta di niente, ma non è la discussione che ci preoccupa, ci sarà mezza famiglia, e ci sarà lei, e ci sarà mia madre e ci saranno le mie amiche (per fortuna) e in un qualche modo le cose andranno, anche perché nessuno può permettersi di rovinare i miei giorni.

Non c’è ancora nessuno, aspetto  la mia famiglia.

Escono i prof della commissione, mi salutano, mi rassicurano, scherzano con me e mi chiamano per nome. Il bello della mia facoltà è questo: i prof ci conoscono.

Intanto mi chiama mia mamma, stanno arrivando. Lei mi guarda, è spaventata, mi dice che mi raggiunge con le altre, un incontro con mia mamma è troppo per tutti.

Tornano tutte insieme, Lei e le mie amiche. Si salutano. Mia mamma è una lastra di ghiaccio “fortuna che non aveva i laser negli occhi, altrimenti saresti morta” ( il commento di una mia amica alla visione dello sguardo di mia mamma).

La guardo, e vorrei abbracciarla forte.

Ho il cuore in gola, penso di non farcela, mando a fare inculo tutti quelli che provano a dirmi qualcosa. Sono agitata per la discussione, e voglio prendermi cura di Lei. Perché mia mamma non può permettersi di guardarla così. La tensione è tanta, la guardo e ha gli occhi lucidi, trattiene le lacrime, respira a fatica, una mia amica la prende e la porta a fumare.

“Menomale che le amiche me le scelgo bene”.

Dopo qualche minuto mi chiamano dentro, ho le scarpe altissime e cattivissime, sono vestita da “lella in carriera” e mi cago sotto.

Inizio a parlare, le gambe mi tremano (ma non se ne accorge nessuno perché molto professionalmente appoggio una mano al tavolino), la bocca si impasta e finisco la saliva.

Non mi impappino, dico tutto quello che devo dire, le prof mi guardano compiaciute. Finisco il mio discorso e mi fanno i complimenti per la tesi “molto pratica e ben strutturata, brava!”

(grazie, me la sono fatta da sola, visto che la mia relatricedimerda ha deciso di non considerarmi mai nel mondo)

La stessa professoressa che mi elogia mi fa una domanda assurda, prontamente (non so come) ci giro intorno e le rispondo. Applauso. È finita.

Sono tutti felici, hanno gli occhi lucidi, si saranno accorti che sono grande anche io? La guardo, mi sorride commossa,  ce l’abbiamo fatta.

Potrei raccontare di tutte le cose che ha fatto per me, di quanto si sia sbattuta per organizzare mille cose: scherzi assurdi con le mie amiche, un papiro che nemmeno io sarei riuscita a scrivere; e potrei raccontare di quanto sia stata folle per il regalo di laurea e di compleanno.

Ma voglio dire solo questo:

Non finirò mai di ringraziarti per questi giorni insieme a te. Non riuscirò mai a ripagarti per tutto quello che hai fatto per me, ma mi impegnerò a renderti felice come tu hai fatto con me.

Ho imparato cosa vuol dire avere una donna al mio fianco. Sono stata fiera di te, e di noi. Mi hai sorriso, e continui a farlo, sei stata capace di supportarmi come mai nessuno ha fatto, sei stata capace di tranquillizzarmi, di spronarmi e di non farmi prendere dalle ansie melodrammatiche che mi faccio venire. Sei stata una donna, la mia.

Tirarsi la zappa sui piedi.

Quando mi ci metto, posso essere davvero un’idiota.

Estate. Agosto. Andiamo in Salento a fare la nostra prima vacanza super figa della nostra storia. Il progetto era: sole, mare, amore, e Piña Colada.

(Io non lo so che sapore abbia davvero una  Piña Colada, ma faceva figo nominare quel drink ogni volta che si pensava a noi due al mare).

Viaggio lunghissimo, ma eravamo Lei, io, “stella stai”, una videocamera nuova, il mio cappello da rapper che Lei odiava, una borsa frigo e la voglia di esplorare un gran pezzo di Italia. Insieme in vacanza, quella vera, per la prima volta. Ci siamo fermate a ogni autogrill che abbiamo incontrato, abbiamo scoperto che il Molise non era frutto di credenze popolari, ci siamo perse, siamo rientrate in autostrada, siamo arrivate in Puglia.

io: ” beh ma quella tua amica, quella con cui ti scambiavi lettere a 14 anni, non era di Foggia?”

Lei: ” ma chi E.? Si era di Foggia, però che ne so.. non ci siamo mai viste”

Io: “e il suo numero ce l’hai?”

Lei: “si”

Io: ” e dai, chiamala, dille che passiamo da Foggia e così vi salutate e facciamo un avventura.”

in quel momento qualcuno avrebbe dovuto fermarmi. In quel momento avrei dovuto dare retta a Lei che non voleva fermarsi a Foggia, ma voleva andare “dalla vecchia”, la nostra padrona dell’appartamento in Salento.

Da quel momento una serie di cose sono successe: la sua “amica” che ha iniziato a fare la cascamorta, la mia ragazza che le diceva che era in vivavoce, E. che si scusava dell’enorme figura di merda.

Arriviamo a Foggia, giriamo a random, ci perdiamo, ridiamo, amoreggiamo, sempre io e Lei, poi troviamo E.

Piacere di qua, ciao di la, sono 15 anni che ci conosciamo e non ci siamo mai viste, lei è la mia ragazza, stiamo insieme da quasi un anno e mezzo, ci stiamo andando a fare le vacanze insieme.. bla bla bla.

E. non si è mai tolta gli occhiali da sole, ci ha offerto un caffè e ce ne siamo andate.

Dopo poco arriva un SMS alla mia ragazza: “grazie per la bellissima sorpresa… bla bla bla”

Insomma, una serie di SMS a cui rispondevo IO con: “sisi, ti saluta anche lei ora sta guidando ecc ecc”.

Passano i giorni e questa ancora prova a dare spazio a ricordi di non si sa cosa.

Se siamo in vacanza insieme, e segreti non ne abbiamo, i messaggi che tu, fottutissima E. stai mandando, li leggo anche io. Riceverà risposte del tipo “si NOI STIAMO BENE, ti saluta anche lei” ecc ecc. Proverà con altri messaggi malinconici ai quali non riceverà mai risposta.

Poi arriva il 20/12, e ci siamo Lei, io, due pizze, la macchina, l’amore, i baci in un parcheggio romanticissimo, la nebbia, forse la luna, e il cellulare che suona. Il suo cellulare che suona. Lei mi guarda, io cerco di connettere quei 3 neuroni che rimangono in dormiveglia quando mi bacia, guardo il telefono. ERA E.

 ” sono giù, pensavo a quest’estate, forse era meglio se non ti vedevo.”

MA ANCORA? MA PER DAVVERO? MA CHE ANSIA. MA UNA VITA?

Cosa c’è che non va in te? e in me, perchè se l’abbiamo incontrata è solo colpa mia.

Sono una sfigata e necessito di mille mila bambole Voodoo. di quelle che funzionano per davvero. Sono una sfigata.

In balia degli ormoni

Se c’e una cosa che invidio agli uomini é il testosterone. Il T. É capace di rendere inattivi 999mila neuroni. Ne rimane attivo solo uno, quello che riesce a connettere una cosa alla volta. La partita, la pizza, la birra, la figa e wilma dammi la clava.

Per noi donne le cose sono più complicate. Perché a noi tocca la sindrome premestruale.

Oggi ho pianto 3 volte in mezzora. Una volta perché ero gelosa della mia Lei, un altra volta perché mi é venuto in mente che é l’amore della mia vita e “se te ne vai, io poi non so dove mettermi” cit.  E l’ultima (SPOILER) perché mentre guardavamo Dream House, io ho iniziato a singhiozzare dicendo che anche io sarei andata a salutare Lei e le nostre bambine, perché erano una famiglia felice e stavano bene, e lui amava sua moglie, e l’assassino le ha fatte fuori solo perché ha sbagliato casa. Non era giusto.

Caro ciclo, datti una mossa perché qui la situazione sta degenerando.

se stai male, a me chi me lo dice?

Già abitare a quasi 150km non è semplice. Ci vediamo ogni settimana, passiamo il weekend insieme, io vado a casa sua, lei viene da me, passiamo pomeriggi, ore, giorni insieme. Ci amiamo. Cerchiamo i nostri spazi, ritagliamo pezzi di mondo solo per noi due. Abbracci, baci, litigate. Carezze, fantasie, amore.

Sono cose nostre, sono cose che appartengono soltanto a noi. E allora perchè mi prende tanto male oggi? Perchè di questo, ne sappiamo qualcosa solo io e lei.

Sono una di quelle persone che fa molta fatica a farsi i cazzi suoi, nel senso che sono trasparente, se raggiungo un traguardo ne parlo, a casa, all’università, con gli amici, con tutti quelli che fanno parte della mia vita.

Decidere di escludere qualcuno dalla mia vita non è nella mia natura, ma mi viene imposto dal momento in cui ci sono persone che non mi accettano per quello che sono, e se fossero amici/conoscenti non sarebbe un grosso problema mandarli a quel paese, da momento in cui il blocco ce l’hai perchè tua madre non ti accetta, allora le cose diventano più difficili.

La cosa che comunque mi fa più male in tutta questa situazione è essere ignorata. Sono l’amica che sta con lei alle feste, sono l’amica che mangia la pizza con i suoi genitori, sono l’amica che la fa piangere, quella che chiama quando litiga con sua mamma. Sono l’amica che fa l’albero di natale insieme a lei, quella che per pasqua rimane a pranzo con tutta la famiglia, sono l’amica che dorme a casa sua, sono l’amica con cui si prepara prima di uscire, e sono l’amica con cui si addormenta sul divano mentre guarda “quarto grado”.

In questi giorni è stata male, non l’avevo mai vista malata, se non la prima volta che ci siamo scambiate due parole. Lavora tutto il giorno, e per quanto si senta inutile, io l’ammiro tantissimo. Non ci sono persone della mia età che si fanno il culo come lei, io non conosco nessuno che lavora così tanto. Si preoccupa di quello che fa, non chiede aiuto a nessuno e si fa in quattro per non creare disagi a nessuno. Pensa tanto al suo lavoro e poco a se stessa. E’ una persona che ha capito come funziona, è una persona sveglia e intelligente, è curiosa, è dolce, e ogni tanto crolla anche lei.

Tra una cosa e l’altra ci siamo sentite poco ieri sera, ho messo giù perchè dovevo cucinare e avevo un pochino da spadellare. Erano le 20:40.. e di lei non ho saputo più niente.

Sapevo che era tanto stanca, sapevo che aveva bisogno di riposarsi, sapevo che non stava tanto bene. Sarà per deformazione professionale o non lo so cosa, il fatto è che se sta male lei, io divento super mega iperprotettiva, e il fatto di non vederla e di non sapere effettivamente come sta mi distrugge.

Sapevo che aveva solo un po’ di mal di testa, ma non è mai sparita così all’improvviso.. Era solo tanto stanca poverina.

Ho avuto qualche ora per riflettere alla nostra situazione. Ma se le succede qualcosa davvero, a me chi me lo dice? A chi verrebbe mai in mente di cercare il mio numero di cellulare e dirmi che sta male? Praticamente non sono nessuno per essere informata.

Oggi mi prende male. Perchè abbiamo una marea di cose belle, condividiamo un sacco di cose, vogliamo una vita insieme, mille cose, i nostri progetti, le nostre paure, le nostre speranze.  Nostre. Perchè per mia madre lei è una persona X (per modo di dire perchè secondo me si è accorta di tutto e non mi dice niente), e per la sua sono la sua più cara amica.

Tutto questo nascondersi inizia a farmi venire il voltastomaco. E’ come tenere una tigre chiusa in gabbia, o chiusa nell’armadio insomma.

Che poi vorrei sapere il primo omofobo della storia chi cazzo era, giusto perchè così almeno so chi offendere quando sbatto contro lo spigolo del mobile e mi faccio male al mignolino del piede. Fanculo.

PS. concludo con questa canzone, perchè per quanto commerciale possa essere, ogni tanto mi ricorda che le persone accettano, che non c’è niente di scandaloso o ancora peggio, schifoso. Buon pomeriggio.

“ma tu ce l’hai il Gay-radar?” “io ho BRENDA”

“Ma tu ce l’hai il gay radar?”

“come fai a capire se una è etero o è lesbica?”

“come faccio a capire se anche lei è come me?”

Nel lontano 2010, esistevano i forum. Nel lontano 2010 bisognava avere occhio, bisognava avere della testa, attenzione ai particolari, serviva ingegno, osservazione e allenamento. Era così che riuscivi a captare l’omosessualità della tipa accanto a te:

– capelli corti

– taglio alternativo

– gatto

– unghie mangiate

– camminata da calciatrice

– canotta + camicia da boscaiolo

– timberland slacciate

– orologio a destra

– birra in mano

– tatuaggi

– sguardo fisso della serie “mi stai fissando perchè cerchi conferme dal tuo gay-radar”

Funzionava così: scansione veloce, “BIIIIIIP  BIIIIP”. Era il lella-detector.

Poi arrivano gli smartphone alla portata di tutti, arriva Android, e ci regala il Play store. Arrivano app di ogni tipo. Dopo Fruit Ninja, Crazy Diamond, Facebook, Twitter, Instagram, arriva l’app delle app: BRENDA.

Brenda è la morte della privacy, con Brenda non esiste “al mio paese non lo sa nessuno”, perchè scopri che la tua vicina di casa, quella che non esce mai, quella che non vedi da quando avevi 6 anni, è su Brenda. La vedi online, e hai appena caricato la tua foto. Sai che ti vede. Sai che ora LEI LO SA.

Brenda è la soddisfazione di dire “Cazzo, lo dicevo che era del giro anche lei!”, Brenda è la prova del 9 del tuo Gay-Radar.

Brenda è quell’app che fai installare alla tua amica etero confusa, che si evolve in etero-convinta, quando vede cosa c’è sul mercato: 15 camioniste, 3 tipe vestite di rosa, 10 ragazze  con foto orribili  abbracciate a gatti, alberi, tavolo di casa, svaccate sul comò.

Ps. Per fortuna ora ho un Windows Phone e Brenda è quell’app che sullo store non esiste. 😀

Chat.

E’ giunta l’ora di dire al mondo che anche la sottoscritta, nei momenti bui della vita, ha frequentato le chat lesbiche. Ci andavo a tempo perso, fondamentalmente perchè iniziavo a capire di che pasta ero fatta, e non avevo il coraggio di espormi. Così accendevo il pc e facevo due chiacchiere con persone che forse erano un po’ come me. Passavo il tempo a scartare conversazioni, a segnalare i maniaci, a chiacchierare nella “chat pubblica”.

Cercavo persone normali, possibilmente sane dal punto di vista psicologico. No. Se speri di trovare una persona poco psicolabile in chat, le possibilità sono 1 su 1.000.000.000.

Ci conosciamo per caso, pensavo fosse l’ennesimo maniaco assassino. Parliamo del più e del meno, mi racconta che ha le ghiandole ingrossate e si va a fare le punture, parliamo di cavolate, sembra che ci stiamo divertendo.

Ad un certo punto mi chiede il numero. A me? Io che lascio il mio numero in chat?

..L’unica volta che avevo lasciato il mio facebook a una, come prova della mia femminilità reale, mi ero ritrovata con 3 amici in comune e volevo morire, per poi scoprire che questa (abitante di una regione diversa dalla mia) si era limonata di nascosto la morosa di una delle mie più care amiche. O.O

E io ero una povera pivella.

A: “senti io devo andare, mi lasci il tuo numero? mi sei simpatica, magari ci risentiamo”

B: “di solito non lascio il mio numero il chat, se vuoi ci risentiamo qui..”

A: “ma come facciamo?”

B: ” ti ho inserita tra i preferiti, quando ti connetti di scrivo”

A: “..almeno una foto ce l’hai?”

B: “Non ho voglia di mettere mie foto in rete, però se vuoi accendo la cam”

A: “ok”

… Questa più o meno era stata la conversazione tra me e lei, dopo minchiate scritte a caso, mi voleva vedere. Che vergogna. Che poi per me a 23 anni, fare di queste cose mi sembrava assurdo. Pensavo di trovarmi di fronte alla classica lella da chat: Crestone biondo, canotta, tatuaggi, grezzissima.

A: “Però non fare caso a come sono messa, ho i capelli che sembrano pasta al sugo, sono malata..”

… Accende la cam. Ero un mix di imbarazzo e curiosità. Altro che lella da chat. Era troppo carina. Sul divano, visino d’angelo e capelli lunghi lunghi. E tette giganti ma questa è un altra storia…

B: “Se vuoi ti lascio la mia mail” ( tra l’altro la mia mail personale, con nome e cognome)

Della serie “il numero non te lo do, però se vuoi ti lascio la mail e il codice fiscale”.

Da quel giorno non abbiamo smesso mai di sentirci, per fortuna non abita lontano da casa mia e ci vediamo ogni volta che vogliamo (lavoro e università permettendo).

“il mio giorno più bello del mondo”

Il mio giorno più bello del mondo è con te. Anche se una volta al mese volano Poiane, anche se ogni volta che litighiamo poi ci sembra che non ne usciremo mai, anche se tutti dicono che tanto facciamo sempre così.

Chissenefrega.

Perchè è lei che voglio baciare ogni secondo, è lei che voglio stringere, è il suo profumo che voglio sentire.

Litighiamo, lei piange, io faccio una faccia di merda e me ne vado, poi torno, lei mi dice che devo lasciarle 10 minuti, me ne vado, faccio passare 10 minuti fissando l’orologio e sperando in una “guarigione” torno da lei. Mi guarda, urla, dice che non le sto mai vicino quando sta male, le faccio presente urlando che me l’aveva detto lei di andare via..

Me ne vado sbattendo la porta, la sento piangere, penso che esagera.

Mi arrabbio, penso che si sta rovinando la giornata, penso che esagera sempre. Passano due minuti, e non ce la posso fare.. Voglio stringerla. Mi guarda, mi spinge via, mi dice che sono una merda, che la tratto male, che sono un’insensibile, che quando mi ci metto la faccio stare come un cane. Piange, provo a stringerla, mi spinge via, poi mi guarda, mi tira per la maglietta e mi abbraccia. Lotta finita. La stringo forte a me, me la tengo stretta, ascolto il silenzio, ascolto il suo cuore.

E’ così, una vita con la Poiana appoggiata sulla spalla.

Certe volte vorrei strapparmi il cuore col bastoncino del ghiacciolo pur di farla finire.

Però? Però è il mio amore.

Amo stare con lei, respirarla, perdermi in macchina. Amo vederla appesa alle carrucole nel bosco, amo andare a mangiare cinese con lei, amo cercare la “pizza perfetta” con lei, amo andare al cinema e tenerla stretta a me mentre dorme, la amo anche quando , sempre al cinema, si sveglia, mi spinge via, mi manda a fare in culo e poi mi dice con tutta la tranquillità del mondo “amore scusa, ma lo sai che non mi piace addormentarmi nei luoghi pubblici”.

La amo anche quando si addormenta sul divano di casa sua, io la guardo con la faccia da ebete, lei mi guarda, frigna, mi prende a calci e si addormenta.. “i luoghi pubblici”… insomma la amo anche quando dorme e non vuole che la fissi.

Dopo il “momento Poiana”, ho trascorso qualche giorno a casa sua.. Siamo state insieme, giorno e notte, siamo state a Mirabilandia, abbiamo riso come delle matte, siamo fuggite anche dagli Zombie, ci siamo abbracciate, abbiamo parlato, siamo state bene.

Viva l’amore. 

é