Il mio Coming Out.

Che dire? Prima o poi arriva per tutti.

Tutto è iniziato con la sottoscritta intenta a cercare le sue vecchie carte dei Pokémon.

Soffitta, camera mia. Quel raccoglitore è stato sotto ai miei occhi fino all’ultimo mio rientro in Italia. E niente, non c’è traccia.

Come mio solito fare, innalzo un’enorme polemica sul fatto che i miei nipoti distruggono tutto quello che trovano, senza sentimento, come attila. Come i Barbari.

E più cercavo cose, e più non trovavo nulla.

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L’ennesimo pezzo di ricordo distrutto era una cosa che avevo in camera da un po’ di tempo. Erano più o meno 3 o 4 anni che stava sulla mensola.

Sono corsa da mia mamma e sono scoppiata in lacrime dicendo “io lavoro 12 ore al giorno, in un posto che non mi piace più, e quando torno a casa trovo tutte le mie cose distrutte”. Neanche a 7 anni.

“Cosa hai in bocca?” Chiede mia mamma sorridendo. “Fammi vedere”.

“Niente” rispondo io, “non te lo faccio vedere perché non voglio che ci rimani male” (pianto da 7enne in crisi).

Nel giro di 5 minuti mi sono ritrovata con mia mamma che mi abbracciava sul letto e mi diceva che si svegliava la notte piangendo pensando a me lontana da casa.

Abbiamo parlato tanto, mentre mi stringeva forte e mi diceva che mi voleva bene.

Poi le ho fatto vedere tutti i piercing e le ho detto che non glieli ho mai fatti vedere perché non volevo deluderla. E lei mi abbracciava.

Le ho detto che io non volevo nasconderle tutte queste cose, ma non sapevo come fare. Poi le ho detto che l’estate del 2015 per me è stata orribile, perchè quando Lei (la mia ex) mi ha lasciata, io ero persa e non potevo parlarne con nessuno a casa.

Non lo so come sia venuto fuori il discorso, ma mi ha detto che lei è la mia mamma e che sapevano già tutto, anche se io non dicevo niente. Mi ha detto che si era anche accorta di quando stavo male per la fine della mia storia.

Mi ha detto che la Bibbia insegna ad odiare il peccato e non il peccatore e che io sono sempre sua figlia e lei mi vorrà sempre bene.

Mi ha chiesto scusa per quando mi trattava male perchè “volevo sempre andare a Rimini”.

Poi mi ha detto di tornare a casa se non sto più bene e che mi mantiene lei. .-.

È andata bene.

È andata bene.

È andata bene.

È stato il momento, è stato spontaneo. Ho parlato con il cuore e ho buttato la maschera che per anni avevo portato.

Sono leggera. Ed è andata bene, ed era anche il giorno della festa della Mamma.

Probabilmente nessuno a casa mi chiederà mai “come sta la tua ragazza”, ma a me basta sapere che mi vogliono bene lo stesso.

Un passo alla volta.

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Ruote che girano. Sempre e comunque.

Mentre penso al titolo da dare al post di oggi, ascolto “Try” ma non l’originale di Pink, perchè a me piacciono di più le cover, soprattutto quelle di Nicole Cross.

E niente, è proprio vero che quando va tutto bene, la voglia di scrivere ti passa, quasi te ne dimentichi.

E come ad un anno esatto dal terremoto in Emilia, per chi non lo sapesse ci fu il bum di attacchi di panico al pronto soccorso, eccomi qui, un anno dopo la “tragedia” della mia vita.

Definirla “tragedia” poi è troppo. Diciamo che luglio 2015 è stato il periodo dell’inculata epica.

Depressione, lacrime, pianti e crisi respiratorie nel bel mezzo della notte. Questo è stato l’inizio.

La fine è stata: amici, vita nuova, Inghilterra, un nuovo amore e la mia avventura da deficiente un po’ solitaria.

Ad un anno da quella volta, nemmeno mi ricordo più che voce abbia, l’impressione è di aver sprecato 2 anni della mia vita con qualcuno che alla fine è stato inutile. La cosa triste è che probabilmente quel poverino del mio Ex pensa esattamente le stesse cose di me, mentre io quando penso a lui sono del tipo “era tanto carino con me, siamo cresciuti insieme, ma a me piacevano le donne”. #Ruotechegirano

Che poi, io ho continuamente l’ansia di essere come lei. La sua copia esatta. Ho paura che se mai dovesse finire con La Vale, sarà di sicuro per colpa mia e per le mie insicurezze di merda, e per una marea di cose che avrei potuto fare e non ho fatto. E mi sentirò una merda, perchè sarò tutto quello che ho sempre voluto non essere.

Il fatto è che ho bisogno di stabilità, e sono la prima ad essere instabile. E questa cosa che non si sa quando e come La Vale si trasferirà qui, mi destabilizza. E se va male? E se non ci sopportiamo? E se non trova da lavorare? E se l’inglese sarà un problema per lei?

Lei non se ne preoccupa, dice che le basta stare con me. Io me ne preoccupo invece. Io sono la realista drammatica, lei è la sognatrice. E Lei è sempre quella che in me ci vede molto di più di quello che ci vedo io.  Lei mi vede per la splendida persona che non sono, sono piena di paure e lei fa finta di niente. Ho paura che si annulli, come ho fatto io in passato.

Basta che non divento bipolare. Ancora non piango a caso ogni 5 minuti, e non ho i crolli nervosi se qualcuno mi dice cose del tipo “guarda che stasera andiamo a mangiare la pizza con i miei amici e la prendiamo al metro”.

 

 

 

.Off topic: A proposito di cover. Ci metto la faccia una volta per tutte pure io (per chi non segue il mio profilo twitter).

Questo è il mio passatempo qui a Brighton con la mia amica Spanish. Se volete iscrivetevi al canale che ci fa piacere. ps. Io sono quella che suona con la faccia da culo.

 

 

 

 

 

 

L’Amore dopo il DDL CIRINNA’

OK, sono in ritardo. Ok non scrivo sul blog da mesi forse.

MA lasciatemi esprimere la mia GIOIA.

Cosa c’era per me prima del Ddl Cirinnà? NULLA DI CERTO. Nulla. E adesso? Adesso c’è uno spiraglio di luce.

Sono talmente tanto gasata per questa cosa, che non faccio altro che andare ad amoreggiare in giro.

Per esempio:

la mia ragazza mi viene a prendere a Milano Malpensa. Ci fermiamo in autogrill (1. perchè amo perdere tempo in autogrill, 2.perchè La Vale deve ordinarsi il suo macchiato freddo).

Cosa Succede?

Succede che ordino il caffè mentre l’abbraccio, la tengo per mano, la sbaciucchio e mi comporto da morosa appiccicosa quale io sono.

CHISSENEFREGA se la barista mi guarda male. CHISSENEFREGA PROPRIO.

SIAMO DIVENTATE LEGALI.

 

 

Back home pt2

Sono tornata a casa per 10 giorni di ferie. Riassunto: UNA MERDA.

Dovevo festeggiare il compleanno col mondo, alla fine nessuno aveva tempo, quindi ciccia al culo e tanti auguri per i miei 26 anni.

Chi doveva esserci c’era, e questo è l’importante.

Problema famiglia:

Pur abitando a Brighton, mia madre mi fa sentire in colpa. I problemi sono che non mi faccio mai sentire, che quando torno in Italia a casa non ci sto mai, che non sa quello che faccio..

Ma io non posso sopportare ancora momenti del genere, del tipo che torno a casa e trovo mia mamma che fissa il muro come se non esistesse più una speranza per nessuno.

E sono stata davvero a tanto così dal dirglielo. Il problema è che non so se è meglio o peggio.

Ieri mi ha chiamata dicendomi “ah ma te sparisci proprio” “Mamma, sono tornata a Brighton due giorni fa, ti ho scritto, cosa ti dovevo dire?” “TU ERI IN ITALIAA NON A CASAAA CHI TI HA VISTAAA?” piangendo e urlando. Poi mi ha sbattuto il telefono in faccia, ho richiamato e non ha risposto.

Vorrei solo vivere la mia vita tranquilla, senza mal di stomaco, senza ansia ogni volta che devo pensare a casa mia.

E voglio bene a mia mamma, ma lei non lo capisce. A 26 anni continuo a scrivere quello che scrivevo a 16: io ho bisogno dei miei spazi.

 

Luoghi comuni a gogo.

Ancora non me ne capacito, 3 settimane che ci conosciamo e già parliamo di casa, ikea, gatti, cani, criceti, affitto, mutuo, bollette.

Proprio come le “vere lesbiche”.

Sono reduce da un weekend coccolosissimo passato a casa sua, e sono felice perchè per la prima volta non ho dovuto mentire a nessuno, “lei è la mia ragazza”. Punto. Senza storie, senza racconti improbabili.

Sono state le prime due notti insieme e lei è stupenda e basta. Ho passato un pomeriggio a guardarla mentre si occupava di tutte le faccende di casa sua: la lavatrice, la stufa, la spesa, i piatti, l’aspirapolvere, manutenzioni varie, i cani, i gatti. Sa fare qualunque cosa e sa condire l’insalata divinamente.

Si preoccupa per me, mi sgrida se non mangio, se fumo troppo, se trascuro i miei amici.

E poi niente, mi ha svegliata con la colazione a letto, una rosa e un sorriso stupendo.

Guida al mondo lesbico. #1 Telefilm.

Ora, so bene che non esistono guide al “mondo Etero”, nel senso che nessuno verrà mai a chiedervi: “conosci qualche telefilm etero?”. Conosco bene però il percorso di auto-accettazione, e so quanto possa essere importante trovare risposte in rete, cercare un riscontro, trovare cose che “sono uguali a me”, in un blog, in un vlog, in un telefilm.

Quindi elencherò ora i telefilm disponibili in rete, più o meno belli, non saranno in ordine di preferenza: la classifica la farete voi, perdendo pomeriggi, serate, giorni, facendovi venire l’ansia e il malessere da #poiana.

  1. Orange is the New Black: è il telefilm più in guardato in assoluto. Racconta di Piper Chapman e Alex Vause, in un carcere, ovviamente nella sezione femminile, e di tutta la realtà che le circonda. Tutto il mondo lesbico è in attesa della 3 stagione. Se partite con questo siete dei draghi, a tratti potrebbe sembrare abbastanza “forte” per delle new entry. Rimane comunque uno dei miei preferiti.
  1. The L Word: è la storia della storia del telefilm Lesbico per eccellenza. Lo guardavo da etero confusa, poi ho capito che non era fantasia: certe cose succedono sul serio. Racconta di una valanga di donne, le “protagoniste” sono Bette, Tina, Shane, Jenny, Alice, Helena e altra gente insomma.. Racconta di questo gruppo di amiche, delle loro relazioni, della loro vita a Los Angeles. Non siete nessuno se non avete visto questo telefilm. A volte può sembrare assurdo, ma è bello così. Tra il tragico ed il comico. Ci sono tipo 6 stagioni. Consigliatissimo. (tutti i titoli degli episodi iniziano con la lettera L)
  1. Lip Service: la protagonista è una fotografa bionda, una vera Bad Girl. A mio parere è un po’ la versione inglese di The L Word, sono solo due stagioni (mi sembra), ma alla fine non è male. È ambientato in Inghilterra.
  1. A sud del paradiso(South of Nowhere): anche questo telefilm è ambientato a Los Angeles. Racconta dell’amicizia tra due ragazze, che evidentemente solo amicizia non è. Sono tre stagioni, mi ricordo che mi era piaciuto.

 

  1. Sugar Rush: parla di due ragazze e delle loro vite. Anche loro sono amiche e forse qualcosa di più. È una figata perché è ambientato a Brighton. 😀

 

  1. Anyone But Me: è una webseries, sono 3 stagioni. Ho amato da morire questa Webserie, non so il perché, ma l’ho guardata un sacco di volte. Parla di due ragazze che stanno insieme, adolescenti anche loro, ma consapevoli del loro amore. Una delle due si trasferisce e succedono un sacco di cose. Guardatelo. Il link al canale di youtube è questo (https://www.youtube.com/user/AnyoneButMeWebSeries).

 

  1. Girl/GIirl Scene: Non ho ancora avuto tempo di vederlo, e quindi non so bene cosa raccontarvi. Però era uno di quelli in lista! Qui c’è il link. https://www.youtube.com/watch?v=bJ5cJKeVtrg

 

  1. LSB le ragazze non dormono: anche questo è reperibile su youtube. Nonostante le critiche negative, a me è piaciuto un sacco. Parla di un gruppo di ragazze a Roma, della loro vita e delle loro cose. Lo consiglio. E qui lascio il link: https://www.youtube.com/user/LSBTheSeries

 

  1. Skins: anche qui troverete storie varie di ragazze innamorate.. in particolare la storia di Emily e Naomi. Sono due patatone. Penso che gli episodi siano visibili dal sito di MTV.

 

  1. Ice: webseries italiana, ambientata anche questa a Roma. #Lezpop (cercate su google se non sapete di cosa parlo) dice: “Tema centrale della serie, è la difficoltà di comunicare,di esprimere quell’io profondo celato in ognuno di noi all’interno di una società che spesso ci mette i bastoni tra le ruote. ICE è il ghiaccio che finisce con il cristallizzare i nostri sentimenti, le nostre passioni, la speranza di poter essere parte attiva di una società che in realtà finisce con il mercificare tutto. Perché in fondo, niente brucia come il ghiaccio.”

 

11. Love Bytes: web serie che parla di 3 amici che condividono il loro appartamento. E’ solo in inglese, parla di una ragazza lesbica, un ragazzo gay e della loro amica etero. Sono solo 4 puntate e vi consiglio di guardarle 😀 http://www.lovebytes-theseries.com/episodes/

Per ora questi sono alcuni telefilm che ricordo, degli altri vi scriverò prossimamente. Guardateveli e fatevi una cultura. 😀

“io ti amo ma non posso stare con te”.

Salve a tutti, dovrei studiare, come al solito tra un argomento e l’altro faccio un salto su Lezpop..

Ho trovato questo articolo “Mi ama ma non può stare con me perché sono una donna”.

Ho sentito il bisogno di scrivere due righe al riguardo.

Riassumendo. Questa ragazza ha avuto una relazione con la sua migliore amica, per ben due anni. Immaginate una storia di due anni insieme: l’amore, i progetti, i viaggi, i limoni sotto casa nascoste in qualche vicolo.. Poi la migliore amica si rende conto che non può stare con lei, perchè è una donna.

Fulmini e saette caddero dal cielo.

Il top della storia è l’ex ragazza che mesi dopo le scrive: “mi manchi troppo, mi manca il respiro, ti amo troppo, vorrei stare bene e voglio dimenticarti” + scenata di gelosia annessa.

Questa storia mi ha fatto pensare a qualcosa che mi urta molto: l’ex della mia ragazza.

Lei è l’etero confusa dotata di radar, perche si sente sempre in dovere di ubriacarsi e mandare un messaggio alla mia ragazza quando le cose, a noi, stanno andando alla perfezione. La persona in questione è quella che non si fa sentire per mesi, anni, e quando meno te l’aspetti ecco che compare il suo messaggio del tipo

“Ciao, come stai? Ogni tanto penso a quello che c’è stato tra noi. Mi dispiace per come mi sono comportata. Ti va di venire da me? Ho casa libera”

Subdola donna di merda.

Punto primo: puoi mai essere tanto egoista da pensare solo ed esclusivamente al tuo piacere personale?

Punto secondo: ma ci pensi ai sentimenti degli altri?

Punto terzo: con tutta la gente che c’è al mondo devi stressare proprio la mia ragazza?

Punto quarto: dopo due anni non ti sei ancora resa conto che se quando ti ubriachi scrivi ad una donna un motivo ci sarà?

Urto immenso ogni volta che a random le arriva un sms. Perchè al tempo di whatsapp, delle spunte blu, dei file audio, dei selfies, lei le manda solo ed esclusivamente SMS.

Una volta pensavo semplicemente che fosse una poverina un po’ confusa, potevo capirla: crescere in una famiglia che non può accettarti non è facile, non avere nessuno con cui parlare può essere soffocante, E VA BENE, però poi non cerchi di autodistruggere un’altra persona e di trascinarla a fondo con te. Soprattutto se stiamo parlando della MIA ragazza.

Ho passato il periodo di crisi profonda anche io, l’ho fatta stare male, poi ho capito il danno che le stavo facendo, ho capito il tesoro che stavo per perdere. E allora ho pensato “fanculo tutti, io con lei ci sto. PUNTO E BASTA“. E da quel giorno tutto è cambiato.

Mi sento fortunata ogni volta che posso guidare e prenderle la mano, mi sento fortunata ogni volta che mi dice che mi ama, mi sento fortunata ogni volta che mi bacia e si accoccola a me, mi sento fortunata ogni volta che si addormenta sul divano e poi si sveglia e mi sgrida perchè la sto fissando. Mi sento fortunata perchè posso condividere la mia vita con una persona così speciale.

Tornando alla confusa della situazione: non tollero questa persona non per gelosia (ok, forse un po’), ma soprattutto per la grandissima mancanza di rispetto. Se lei provasse davvero dei sentimenti, farebbe qualcosa di concreto.

Morale della favola: non date importanza a gente che non sa quello che vuole, che deve pensare se ha voglia di stare con voi o mangiare caramelle.

Morale da filosofa contemporanea:  i treni passano, se decidi di scendere non puoi più risalire,perchè il capotreno fischia, le porte si chiudono e il treno riparte,  se avete sbagliato stazione, il biglietto ve lo fate fritto. Soprattutto perchè il treno successivo ritarderà e perderete il tempo della convalida.

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se stai male, a me chi me lo dice?

Già abitare a quasi 150km non è semplice. Ci vediamo ogni settimana, passiamo il weekend insieme, io vado a casa sua, lei viene da me, passiamo pomeriggi, ore, giorni insieme. Ci amiamo. Cerchiamo i nostri spazi, ritagliamo pezzi di mondo solo per noi due. Abbracci, baci, litigate. Carezze, fantasie, amore.

Sono cose nostre, sono cose che appartengono soltanto a noi. E allora perchè mi prende tanto male oggi? Perchè di questo, ne sappiamo qualcosa solo io e lei.

Sono una di quelle persone che fa molta fatica a farsi i cazzi suoi, nel senso che sono trasparente, se raggiungo un traguardo ne parlo, a casa, all’università, con gli amici, con tutti quelli che fanno parte della mia vita.

Decidere di escludere qualcuno dalla mia vita non è nella mia natura, ma mi viene imposto dal momento in cui ci sono persone che non mi accettano per quello che sono, e se fossero amici/conoscenti non sarebbe un grosso problema mandarli a quel paese, da momento in cui il blocco ce l’hai perchè tua madre non ti accetta, allora le cose diventano più difficili.

La cosa che comunque mi fa più male in tutta questa situazione è essere ignorata. Sono l’amica che sta con lei alle feste, sono l’amica che mangia la pizza con i suoi genitori, sono l’amica che la fa piangere, quella che chiama quando litiga con sua mamma. Sono l’amica che fa l’albero di natale insieme a lei, quella che per pasqua rimane a pranzo con tutta la famiglia, sono l’amica che dorme a casa sua, sono l’amica con cui si prepara prima di uscire, e sono l’amica con cui si addormenta sul divano mentre guarda “quarto grado”.

In questi giorni è stata male, non l’avevo mai vista malata, se non la prima volta che ci siamo scambiate due parole. Lavora tutto il giorno, e per quanto si senta inutile, io l’ammiro tantissimo. Non ci sono persone della mia età che si fanno il culo come lei, io non conosco nessuno che lavora così tanto. Si preoccupa di quello che fa, non chiede aiuto a nessuno e si fa in quattro per non creare disagi a nessuno. Pensa tanto al suo lavoro e poco a se stessa. E’ una persona che ha capito come funziona, è una persona sveglia e intelligente, è curiosa, è dolce, e ogni tanto crolla anche lei.

Tra una cosa e l’altra ci siamo sentite poco ieri sera, ho messo giù perchè dovevo cucinare e avevo un pochino da spadellare. Erano le 20:40.. e di lei non ho saputo più niente.

Sapevo che era tanto stanca, sapevo che aveva bisogno di riposarsi, sapevo che non stava tanto bene. Sarà per deformazione professionale o non lo so cosa, il fatto è che se sta male lei, io divento super mega iperprotettiva, e il fatto di non vederla e di non sapere effettivamente come sta mi distrugge.

Sapevo che aveva solo un po’ di mal di testa, ma non è mai sparita così all’improvviso.. Era solo tanto stanca poverina.

Ho avuto qualche ora per riflettere alla nostra situazione. Ma se le succede qualcosa davvero, a me chi me lo dice? A chi verrebbe mai in mente di cercare il mio numero di cellulare e dirmi che sta male? Praticamente non sono nessuno per essere informata.

Oggi mi prende male. Perchè abbiamo una marea di cose belle, condividiamo un sacco di cose, vogliamo una vita insieme, mille cose, i nostri progetti, le nostre paure, le nostre speranze.  Nostre. Perchè per mia madre lei è una persona X (per modo di dire perchè secondo me si è accorta di tutto e non mi dice niente), e per la sua sono la sua più cara amica.

Tutto questo nascondersi inizia a farmi venire il voltastomaco. E’ come tenere una tigre chiusa in gabbia, o chiusa nell’armadio insomma.

Che poi vorrei sapere il primo omofobo della storia chi cazzo era, giusto perchè così almeno so chi offendere quando sbatto contro lo spigolo del mobile e mi faccio male al mignolino del piede. Fanculo.

PS. concludo con questa canzone, perchè per quanto commerciale possa essere, ogni tanto mi ricorda che le persone accettano, che non c’è niente di scandaloso o ancora peggio, schifoso. Buon pomeriggio.

“ma tu ce l’hai il Gay-radar?” “io ho BRENDA”

“Ma tu ce l’hai il gay radar?”

“come fai a capire se una è etero o è lesbica?”

“come faccio a capire se anche lei è come me?”

Nel lontano 2010, esistevano i forum. Nel lontano 2010 bisognava avere occhio, bisognava avere della testa, attenzione ai particolari, serviva ingegno, osservazione e allenamento. Era così che riuscivi a captare l’omosessualità della tipa accanto a te:

– capelli corti

– taglio alternativo

– gatto

– unghie mangiate

– camminata da calciatrice

– canotta + camicia da boscaiolo

– timberland slacciate

– orologio a destra

– birra in mano

– tatuaggi

– sguardo fisso della serie “mi stai fissando perchè cerchi conferme dal tuo gay-radar”

Funzionava così: scansione veloce, “BIIIIIIP  BIIIIP”. Era il lella-detector.

Poi arrivano gli smartphone alla portata di tutti, arriva Android, e ci regala il Play store. Arrivano app di ogni tipo. Dopo Fruit Ninja, Crazy Diamond, Facebook, Twitter, Instagram, arriva l’app delle app: BRENDA.

Brenda è la morte della privacy, con Brenda non esiste “al mio paese non lo sa nessuno”, perchè scopri che la tua vicina di casa, quella che non esce mai, quella che non vedi da quando avevi 6 anni, è su Brenda. La vedi online, e hai appena caricato la tua foto. Sai che ti vede. Sai che ora LEI LO SA.

Brenda è la soddisfazione di dire “Cazzo, lo dicevo che era del giro anche lei!”, Brenda è la prova del 9 del tuo Gay-Radar.

Brenda è quell’app che fai installare alla tua amica etero confusa, che si evolve in etero-convinta, quando vede cosa c’è sul mercato: 15 camioniste, 3 tipe vestite di rosa, 10 ragazze  con foto orribili  abbracciate a gatti, alberi, tavolo di casa, svaccate sul comò.

Ps. Per fortuna ora ho un Windows Phone e Brenda è quell’app che sullo store non esiste. 😀

Chat.

E’ giunta l’ora di dire al mondo che anche la sottoscritta, nei momenti bui della vita, ha frequentato le chat lesbiche. Ci andavo a tempo perso, fondamentalmente perchè iniziavo a capire di che pasta ero fatta, e non avevo il coraggio di espormi. Così accendevo il pc e facevo due chiacchiere con persone che forse erano un po’ come me. Passavo il tempo a scartare conversazioni, a segnalare i maniaci, a chiacchierare nella “chat pubblica”.

Cercavo persone normali, possibilmente sane dal punto di vista psicologico. No. Se speri di trovare una persona poco psicolabile in chat, le possibilità sono 1 su 1.000.000.000.

Ci conosciamo per caso, pensavo fosse l’ennesimo maniaco assassino. Parliamo del più e del meno, mi racconta che ha le ghiandole ingrossate e si va a fare le punture, parliamo di cavolate, sembra che ci stiamo divertendo.

Ad un certo punto mi chiede il numero. A me? Io che lascio il mio numero in chat?

..L’unica volta che avevo lasciato il mio facebook a una, come prova della mia femminilità reale, mi ero ritrovata con 3 amici in comune e volevo morire, per poi scoprire che questa (abitante di una regione diversa dalla mia) si era limonata di nascosto la morosa di una delle mie più care amiche. O.O

E io ero una povera pivella.

A: “senti io devo andare, mi lasci il tuo numero? mi sei simpatica, magari ci risentiamo”

B: “di solito non lascio il mio numero il chat, se vuoi ci risentiamo qui..”

A: “ma come facciamo?”

B: ” ti ho inserita tra i preferiti, quando ti connetti di scrivo”

A: “..almeno una foto ce l’hai?”

B: “Non ho voglia di mettere mie foto in rete, però se vuoi accendo la cam”

A: “ok”

… Questa più o meno era stata la conversazione tra me e lei, dopo minchiate scritte a caso, mi voleva vedere. Che vergogna. Che poi per me a 23 anni, fare di queste cose mi sembrava assurdo. Pensavo di trovarmi di fronte alla classica lella da chat: Crestone biondo, canotta, tatuaggi, grezzissima.

A: “Però non fare caso a come sono messa, ho i capelli che sembrano pasta al sugo, sono malata..”

… Accende la cam. Ero un mix di imbarazzo e curiosità. Altro che lella da chat. Era troppo carina. Sul divano, visino d’angelo e capelli lunghi lunghi. E tette giganti ma questa è un altra storia…

B: “Se vuoi ti lascio la mia mail” ( tra l’altro la mia mail personale, con nome e cognome)

Della serie “il numero non te lo do, però se vuoi ti lascio la mail e il codice fiscale”.

Da quel giorno non abbiamo smesso mai di sentirci, per fortuna non abita lontano da casa mia e ci vediamo ogni volta che vogliamo (lavoro e università permettendo).