Da quando non sono più a casa.

Stare lontani spinge a pensare, soprattutto quando le giornate passano lente.

Sono lontana dalla mia famiglia da un anno e cinque mesi.

E niente, sono un adulta adesso, anche se poi così non mi ci sento. Conto i giorni ai miei 27 anni, che sono quasi 30 e non sono più 17.

Ho cambiato reparto, il problema è che siamo a corto di personale e lavoriamo peggio dei cinesi. Turni diurni, notturni, niente cambia è sempre un macello.

Mi sveglio la mattina e so già che sarà una giornata di merda, perchè lavorerò 12 ore e mezza di continuo, con una pausa al mattino di 30 minuti e se va bene una anche al pomeriggio. Poi venitemi a dire che gli infermieri in inghilterra non si fanno il culo.

Comunque. Ogni tanto mi fermo a pensare a cosa mi manca. E mi mancano i nonni, sempre e comunque. Loro non lo sanno che sono partita e non vivo più a casa.

Sono rimasti ai 22 anni, avevo iniziato infermieristica, stavo con Alessio, erano fieri di me.

E poi la mia vita ha preso una piega diversa: ho lasciato lui, ho conosciuto una ragazza che pensavo essere l’amore della mia vita, due anni e un po’ insieme, ha deciso che ne aveva abbastanza, e così nel pieno della nostra storia, ha preso il mio cuore, l’ha gettato per terra, ci ha sputato sopra, ha detto che non mi ha mai amata ed è scomparsa.

Ho pianto tanto, mi sono sentita sola tanto, i miei amici hanno alleviato le mie ferite come nessuno aveva mai fatto prima. Ho scoperto nuovi amici, ne ho persi altri. Ho scoperto che amici che ritenevo tali da una vita non erano altro che conoscenze molto superficiali. Ho scoperto che di amici veri me ne sono rimasti forse 3.

Penso che mi piacerebbe tornare a casa per andare a salutare i miei nonni. E ora si, che passerei tanto tanto tempo insieme a loro.

Ogni volta che torno a casa i miei genitori sembrano sempre più stanchi, con più acciacchi, più anziani. In un solo anno.

E mi piacerebbe essere più sincera con loro. Mi piacerebbe dire a mia mamma che il 2015 è stato un anno duro: la laurea, una storia finita, la partenza. Mi piacerebbe spiegarle che quell’estate io a casa c’ero poco, solo per dormire, perchè se stavo da sola piangevo, perchè non riuscivo a stare da sola, perchè la mia prima ragazza aveva distrutto tutto quello in cui credevo. Perchè mi sentivo in colpa per aver messo da parte tante volte i miei genitori per una persona senza un’anima.

Penso a quando mia mamma mi diceva: “Ricordati che come ti voglio bene io, non te ne vorrà mai nessuno”.

E si, aveva ragione. Il punto è quanto sincera posso essere con loro e per quanto ancora dovrò portarmi dietro questo segreto?

Non lo so. Ho ancora paura, anche se ho un tetto sulla testa, vivo in un’altro stato, ho soldi a sufficienza per permettermi tutto quello che mi serve. Sono una vigliacca fondamentalmente.

Comunque mi mancano tanto. Vorrei solo condividere la mia vita insieme a loro.

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Momenti Positivi!

E niente, ho trovato una casa fiChissima. Non si trova in centro a Brighton ma è in una zona più tranquilla, tipo casa enorme su mille piani con camere enormi e vicini di casa per bene che portano i figli a scuola.

I negozi sono un po’ lontani, ma qui in UK la spesa si fa su internet. 😀

E sono troppo carica, soprattutto per i soldi che dovremo spendere per arredare la casa.

Vivevo in una casa brutta con altre 4 persone. Ora siamo in 3 in una casa strafiChissima a 5 minuti dal mare. ADORO.

ps. Domani torno in Italia in ferie.

Mancanza di casa.

Sono giorni difficili qui a Brighton, si avvicina la fine del contratto dell’affitto, abbiamo un coinquilino nuovo in subaffitto e io mi cago sotto.

L’Inghilterra non è l’Italia (per fortuna), e qui chi si prende una casa in affitto ha di base 4 diritti e mille doveri, uno a caso è NON SUBAFFITTARE.

Della serie che entra la polizia in casa e ti sbatte fuori. Punto.

Questo mio malessere causa una miriade di situazioni scomode in casa, e secondo me mi odiano tutti.

Questi sono i giorni in cui avrei bisogno dei miei amici veri, che non sono qui con me. E forse avrei bisogno anche di un abbraccio della mamma, che pur per quanto complicata sia la nostra relazione, è pur sempre mia madre.

Ho comprato un pianoforte, e lo sto suonando 4-5 ore al giorno.

Andarsene implica fare i conti con il proprio cervello, e quando dicono che scappare non risolve nulla, hanno ragione.

Fondamentalmente non sono mai scappata, ho solo accettato una proposta di lavoro e un contratto con i contro cazzi che “al mio paese” me lo sognavo.

Mi manca la mia ragazza. Lei vuole trasferirsi qui e appena sistema le sue cose in Italia, con il tempo dovuto, probabilmente verrà qui. Allora, forse, riuscirò a riavere quel senso di “casa” che un po’ mi manca.

 

La sfiga dell’universo.

Leopardi non era un cazzo in confronto a me.

2009: anno della mia maturità. Le scuole superiori iniziarono con i migliori propositi: il linguistico mi avrebbe offerto una marea di possibilità lavorative, soprattutto quella scuola, conosciuta per l’ottima preparazione linguistica e il successivo posto di lavoro. “ti chiamano a casa” dicevano. Ed era vero. Una volta. Poi? Moratti, Gelmini, la caduta del governo, Berlusconi, la caduta del governo. LA CRISI.

Che culo.

Guerra in Libia, disastri nucleari, terremoto in Emilia, alluvione in Emilia. Disoccupazione.

Poi Università. I MIEI ANNI MIGLIORI.

Tiro fuori le palle e un po’ di incoscienza, triste come poche, finalmente parto per Brighton.

Mesi perfetti. Lavorativamente parlando divento l’infermiera più felice del mondo: soldi, bravi colleghi, soddisfazioni personali, ambiente multiculturale.

Poi? Poi i cazzi. Troppo bello per essere vero. BREXIT.

Le sciagure are following me. E vorrei disperarmi e prendermela tanto con quell’essere spregevole che devo essere stata nella mia vita passata, perchè io altrimenti non me lo spiego. #MAIUNAGIOIA

 

 

Aggiornamenti!

Sono viva, non ho fatto coming out, ma a casa è andato tutto tutto bene. 🙂

(grazie a tutti voi per il vostro supporto virtuale)

 

Per quanto riguarda l’ambiente lavorativo:

  • mi hanno spedita ingiustamente a lavorare per due giorni di fila in un reparto che non era il mio
  • ieri la mia “Super Boss”, mi ha fatto i complimenti, ha detto che sono stata un’ottima infermiera, e che nonostante le difficoltà dell’ambiente lavorativo diverso e la poca esperienza in UK, me la sono cavata egregiamente.

Tutto ciò di fronte a mezzo reparto. LA VERGOGNA. E LA GIOIA.

 

Tornare a Casa.

Dopo 4 mesi, si ritorna a casa.

Una breve visita, 6 giorni per salutare la mia famiglia: la mia mamma, il mio papà, la mia macchina, la mia camera, i miei nipotini. Tutti insomma.

L’ansia che mi coglie è immensa.

Ho un piercing alla lingua, ho 25 anni, lavoro all’estero, sono indipendente. E ho una fottuta paura di tornare a casa.

Ho paura dell’abbraccio sincero di mia madre, ho paura di guardarla in faccia.

Ho paura, perchè dopo 4 mesi, dovrò mentire ancora.

Omosessuale. Lesbica. Sbagliata.

Questo è quello che sono a casa mia. Questo è quello che non sanno.

Felice. Questo è quello che sono qui a Brighton.

Non ho avuto bisogno di mentire a nessuno durante questi 4 mesi. E mi sono sentita anche un po’ una merda, perchè i contatti con i miei genitori sono stati davvero pochi (1-2 volte a settimana).

Per l’ennesima volta mia mamma non sa nulla di me, e io lo so che sta male, ma non è colpa di nessuno.

Tante volte avrei voluto dirglielo, tante volte ho provato a vomitare fuori quello che volevo dirle. E poi alla fine niente.

Sono una vigliacca? Forse.

Vorrei andare a dormire dalla Vale, è la mia ragazza, e io ho 25 anni. Dovrei essere libera di fare quello che voglio. E ho paura di dare spiegazioni. “Torni da Brighton per una settimana e dormi da un’altra parte? Con chi esci? Da chi dormi?”

Sempre le solite domande. E io ho paura.

Ho quasi la sensazione di trovarmi in un limbo. Da una parte ho la mia solita vita, i miei amici, la mia famiglia, un posto sicuro. Dall’altra la libertà di essere ciò che sono. E sono incastrata nel mezzo. Perchè sono una persona normale. E vorrei l’appoggio della mia famiglia, e vorrei vivere la mia vita tranquilla.

Riassumendo: mi sto cagando sotto.

Turni di notte in UK.

L’ultimo turno di notte in Italia si è concluso con un tristissimo decesso.

I miei turni di notte nella casa di riposo erano un continuo correre a destra e a sinistra, 62 pazienti.

Sono una persona paranoica io, e da neolaureata non me la sono mai sentita di dire “no, questo non lo mando in pronto soccorso”.

La mia esperienza è stata la classica esperienza di tutti gli infermieri italiani: troppi pazienti, poche risorse per garantire la corretta assistenza a tutti.

Da sola, con un Oss. Zero medici in giro. E ti caghi sotto per bene.

Perchè la responsabilità è troppo grande per la poca esperienza che si ha, il rispetto è nullo, soprattutto da parte dei “geni” che lavorano al 118. La maggior parte delle volte ci rimani di merda, loro arrivano, guardano il paziente e ti ridono in faccia. Come se fosse colpa tua se a disposizione hai solo un saturimetro da nemmeno 20 euro.

Troppe le volte che mi sono sentita dire “non c’era bisogno di allarmarsi”.

Troppe le volte che ti facevano sentire un emerita idiota.

Quel paziente aveva 100 anni, è dall’età anagrafica che si decide se vale la pena portare un paziente in ospedale se ne ha bisogno?

No.

“Perchè hai chiamato?”

“Sta desaturando, e non mi risponde, di solito lui mi parla, anche se è un po’ demente”

(Sorriso da genio) “Non senti che è pieno di catarro, perchè non l’hai aspirato?”

“L’aspiratore è sul comodino, l’ho aspirato e non cambia niente.”

“Ah stasera dobbiamo farci il giro di tutte le case di riposo del mondo..”

Poi per fortuna è arrivata la dottoressa e l’hanno portato via, 3 ore dopo mi chiamano per dirmi che il mio paziente non ce l’ha fatta.

Questo è stato il mio ultimo turno in Italia.

I turni qui durano 12 ore. La sanità non è tutta sta gran cosa in Inghilterra, ma almeno non mi sento una troglodita ogni volta che parlo con chi ha più esperienza di me.

Oggi ho avuto la mia prima notte, 4 pazienti, una noia infinita, un’ altra infermiera con la quale confrontarmi, un medico pronto a prescrivere il necessario per i pazienti.

Torno a casa stanca, ma con il cuore un pochino più leggero.

 

Sfoghi Natalizi. (hoo hoo hoo)

Partiamo dal presupposto che

A. mi devono venire

B. mi devono venire

C. Il natale mi fa venire l’ansia

D. mi devono venire

E. La gente opportunista mi urta

Riassunto della mia giornata.

E’ Natale, il mio coinquilino è una di quelle persone che promette mari e monti alla gente, poi non si organizza. Oggi doveva fare Parmigiana, Tiramisù, Torta, lasagne. Sa tutto lui insomma.

E poi? Poi si sveglia meravigliato del fatto che qui il giorno di natale sia tutto chiuso. E usa mezzo frigo degli altri per cucinare cose che servono a lui per non farci la figura di merda. Tra cui il mio cheddar, gentilmente offerto dalla sottoscritta. Perchè dovevo imbucarmi alla cena.

Poi no. Perchè sa tutto lui. E mi risponde anche di merda. E pensa di sapere tutto solo perchè ha 35 anni, quindi nessuno gli può dire niente.

La prossima volta si arrangia, non gli do proprio una sega.

 

Sorry per lo sfogo. BUON NATALE.

 

 

Tirando le somme.

Chi mi segue e mi legge da quando ho aperto il blog ha assistito ad uno strano processo della mia vita.

Si chiama “andare avanti”, “crescere”, “fare come si può”.

Tiro le somme del 2015. Il mio 25esimo anno di vita l’ho passato arrancando, ma tutto sommato ora sto meglio.

Se 12 mesi fa mi avessero detto “diventerai più sicura di te, avrai abbastanza soldi per fare quello che vuoi, sarai indipendente e vivrai in una città che ti permetterà di essere ciò che sei”, mi sarei fatta una risata, forse avrei anche un po’ pianto al pensiero di non riuscire  a fare nulla.

E invece sono qui per davvero.

Le cose sono andate diversamente dai miei progetti, ma per fortuna solo in parte.

Luglio, Agosto e Settembre. 3 mesi difficili, sofferti. 3 mesi che mi hanno permesso di essere quella che volevo essere per davvero. Nonostante il dolore, i pianti, i drammi, nonostante tutto, sono stati 3 mesi stupendi.

Perchè ho scoperto il valore dell’amicizia, gli affetti, i drink con le mie amiche. Ho apprezzato ogni messaggio, ogni gesto, ogni consiglio che mi hanno dato.

E ora che sono lontana, non vedo l’ora di rivedere tutti quanti e prenderci una sbronza stratosferica come facevamo sempre.

Mi manca la mia macchina, mi mancano i viaggi in autostrada, mi manca fare benzina, mi manca il finestrino abbassato e la musica a palla. Mi mancano i giri in macchina con le mie amiche, e mi mancano quei baci di settembre.

Sono qui solo da 2 mesi, quasi 3, e mi sembra di essere partita almeno 3 anni fa.

Il mio inglese migliora di giorno in giorno, le mie responsabilità a lavoro aumentano, la stanchezza inizia a farsi sentire, e ho bisogno di comprare un materasso vero. più che altro un letto.

Non sono più quella che ero, e c’è una parte di me che vorrei avere ancora. Non dico più “per sempre”, e mi rendo conto di dare poche certezze alla persona che sta accanto a me.

Mi dispiace per questo.

Vivo una super storia a distanza, abbastanza dura da affrontare, ma se le cose andranno come devono andare, il fattore “distanza” non sarà più un problema.

To be continued…