Turni di notte. #UK Edition

Turni di notte.

I turni di notte mi fanno venire il male di vivere. L’ultima volta che ho scritto durante un turno di notte è stato la scorsa estate.

Sono passati mesi, eppure a me sembra una vita fa.

La paura di oggi è: sono come lei?

La mia ex intendo. Perché più ci penso, più mi sembra di non averla mai vissuta quella storia. Più ci penso, più mi convinco che lei abbia sempre finto.

Ero una cazzo di persona per bene io. E mi sento come se mi fossi fatta abbindolare dalla prima truffatrice di turno.

Comunque. Vivo una nuova storia, con una persona che mi da il 10mila per cento. Eppure qualcosa in me non va. Sono diversa da prima.

E per questo odio ancora di più gli ultimi 3 anni della mia vita.

Vorrei poterle dare tutto quello di cui ha bisogno. Vorrei riuscire a farla sentire importante davvero. Eppure tante volte al primo posto mi ci metto io. Tante volte solo per principio.

Lei mi prepara la colazione, me la porta a letto, si accoccola sopra di me prima di addormentarsi. Mi porta i cuccioli e mi ci fa addormentare, anche se sua nonna non vuole i cucciolini in casa.
Mi fa sbronzare al bar della sua amica, e mi prende in giro il giorno dopo. Si prende cura di me in macchina mentre mi lamento all’infinito delle curve e del mal di stomaco.

A me piace farle da mangiare, anche se poi lei pensa di essere più brava di me, non mi da mezza soddisfazione, e si arrabbia e oso lavare i funghi, perché “i funghi si puliscono con la salviettina”.

Ho paura di non fare abbastanza per lei. Ho il cuore che si sta scongelando piano piano, e questa cosa mi urta il sistema nervoso.

Perché lei si meriterebbe tutte le attenzioni del mondo. E le coccole al mattino, al pomeriggio e anche alla sera. E invece io mi arrabbio quando il telefono non prende e lei si agita. Sono una cretina.

3 thoughts on “Turni di notte. #UK Edition

  1. So che nessuno di noi può mettersi nei panni degli altri, ma se può esserti d’aiuto…
    Come in ogni fiaba che si rispetti, io l’ho incontrata nel preciso istante in cui avevo giurato “adesso me ne sto da sola, devo rimettere insieme i pezzi della mia vita, non voglio legarmi ora, non voglio dipendere di nuovo da qualcuno.”
    La prima volta che mi ha baciata ho provato solo terrore e sono scappata via. La mattina dopo le ho scritto cose orribili tipo “non sei tu, sono io” solo che erano vere. Per un mese ha continuato a parlarmi, chiedendomi timidamente di vederci. Per un mese ho rifiutato, ma senza riuscire a lasciarla andare e non cercarla più. Non volevo una persona nella mia vita, però lei la volevo. Non sapevo come.
    Quando ci siamo messe insieme avevo così tanta paura di perderla, per tutto il tempo. Ogni volta che faceva qualcosa di carino – e cioè in continuazione – una vocina nella mia testa mi diceva: “Ah, ricordarti questo farà male, quando se ne andrà spezzandoti il cuore.” Mi preoccupavo solo di me, di quanto potessi soffrire ancora perché mi sembrava di essere già arrivata così vicina al punto di rottura.
    E lei paziente. Instancabile. Mi ricopriva di cioccolatini e di “stai bene?” Per mesi e mesi le ho mostrato solo il peggio di me. E mi chiedevo: perché non se ne va?
    Ma lei è rimasta e piano piano ho iniziato a pensare che forse non se ne sarebbe andata, forse non subito almeno.
    E piano piano, contro tutta la mia volontà e ostinazione, le ferite più superficiali hanno iniziato a rimarginarsi. E poi quelle un po’ più nascoste. E quelle ancora più profonde. E dopo due anni lei non si ferma, continua a tirar fuori tutte le mie cicatrici e guarirle e sostituirle con qualcosa di bello, e dice che io faccio lo stesso per lei, anche se non riesco a vederlo.
    Almeno adesso so che se finisse domani mi si spaccherebbe il cuore, ma ne varrebbe la pena.
    Tieni duro. Tenete duro. Un abbraccio 🙂

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