Tornare a Casa.

Dopo 4 mesi, si ritorna a casa.

Una breve visita, 6 giorni per salutare la mia famiglia: la mia mamma, il mio papà, la mia macchina, la mia camera, i miei nipotini. Tutti insomma.

L’ansia che mi coglie è immensa.

Ho un piercing alla lingua, ho 25 anni, lavoro all’estero, sono indipendente. E ho una fottuta paura di tornare a casa.

Ho paura dell’abbraccio sincero di mia madre, ho paura di guardarla in faccia.

Ho paura, perchè dopo 4 mesi, dovrò mentire ancora.

Omosessuale. Lesbica. Sbagliata.

Questo è quello che sono a casa mia. Questo è quello che non sanno.

Felice. Questo è quello che sono qui a Brighton.

Non ho avuto bisogno di mentire a nessuno durante questi 4 mesi. E mi sono sentita anche un po’ una merda, perchè i contatti con i miei genitori sono stati davvero pochi (1-2 volte a settimana).

Per l’ennesima volta mia mamma non sa nulla di me, e io lo so che sta male, ma non è colpa di nessuno.

Tante volte avrei voluto dirglielo, tante volte ho provato a vomitare fuori quello che volevo dirle. E poi alla fine niente.

Sono una vigliacca? Forse.

Vorrei andare a dormire dalla Vale, è la mia ragazza, e io ho 25 anni. Dovrei essere libera di fare quello che voglio. E ho paura di dare spiegazioni. “Torni da Brighton per una settimana e dormi da un’altra parte? Con chi esci? Da chi dormi?”

Sempre le solite domande. E io ho paura.

Ho quasi la sensazione di trovarmi in un limbo. Da una parte ho la mia solita vita, i miei amici, la mia famiglia, un posto sicuro. Dall’altra la libertà di essere ciò che sono. E sono incastrata nel mezzo. Perchè sono una persona normale. E vorrei l’appoggio della mia famiglia, e vorrei vivere la mia vita tranquilla.

Riassumendo: mi sto cagando sotto.

6 thoughts on “Tornare a Casa.

  1. Avere paura è normale e, purtroppo, nelle situazioni bisogna trovarcisi per capire fino in fondo. Ci sono famiglie che fingono di non vedere, altre che non vedono affatto e altre ancora (rarissime) che accettano la cosa in modo molto naturale proprio come dovrebbe essere.
    Per quanto ci stiamo impegnando a far capire che essere omosessuali non è una malattia, i pregiudizi e le considerazioni basate su luoghi comuni non finiranno per almeno altri vent’anni. Bisogna essere realisti.
    Casa dovrebbe essere sinonimo di accoglienza, mentre molto spesso per noi è sinonimo di finzione. Fuori siamo liberi, siamo noi stessi. Dentro siamo costretti a fingere per proteggerci.
    Ogni volta che torniamo a casa è come se prendessimo a calci noi stessi. Da quando ho capito che io valgo molto di più di un calcio in bocca della mia coscienza, dei finti discorsi su ragazzi inesistenti, delle insulse chiacchierate con le vecchie zie, ho smesso di mentire. Ho paura sì, una paura folle dei miei coming out quotidiani, ma avevo molta più paura di me stessa quando la notte mi ritrovavo a pensare di aver preferito l’apparenza al mio vero essere.
    Prima o poi riuscirai anche tu a trovare la molla che ti porterà a non nasconderti più. Ognuno ha i suoi tempi e ognuno di noi sa con chi deve aver a che fare tutti i giorni. Quando capirai che sarà giunto il momento avrai acquistato una forza tale da preferire te stessa piuttosto che l’idea che la tua famiglia si è creata su di te.
    Niente paura ❤

    • Grazie:) ho fatto coming out praticamente con chiunque, eccetto la mia famiglia. Non so se hai letto i vecchi post, mio padre ha una chiesa, sono protestanti, e questo rende tutto estremamente più difficile. Per quanto siano bravissime persone, da questo punto di vista, hanno una visione della vita che non comprende l’omosessualità. In nessun caso. Per loro è un peccato, un vizio, un segno di decadimento sociale. Questo è quello che mi spinge a non parlare, a non dire, a fare sempre finta di niente. Spero solo che non facciano troppe domande.

      • Immagino che non sia una situazione semplice, anzi tutto il contrario. Mi auguro che tu sia riuscita a ricavarti comunque uno spazio in cui hai potuto essere te stessa durante il ritorno a casa.

  2. Anch’io ho preferito non dire nulla a casa. Ma non mi sento in colpa. Non mento, ometto. Vivo a 70 km da casa, nulla in confronto alla tua situazione, ma sono sufficienti per potermi sentire indipendente e godermi la mia sessualità e le mie passioni in santa pace, senza l’interferenza di una famiglia che, per quanto mi ami, non capirebbe. E va bene così. Quando e se, un giorno, deciderò di impegnarmi seriamente con qualcuna, magari pensare ad una convivenza, allora forse lo sapranno. Adesso mi basta questo. Baci e abbracci rubati sotto un altro cielo.

  3. se senti il bisogno comunque di aprirti con i tuoi , fallo alla peggio avrai ragione tu, se hai paura di deuderli… ma è un problema loro e non tuo.. sicuramente questo lo sai già da te comunque! senno resta così, non dirgli nulla… e pazienza .. l’importante è che tu stia bene con te stessa 🙂
    un bacione

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