Memorie di una pivella: Primo incontro con le sue amiche.

Era giugno 2013, Io e Lei stavamo insieme da circa un mese.

Era tutto nuovo in quel periodo, visitavo posti nuovi, stavo con lei, sperimentavo parti di me che non avevo mai conosciuto prima. Avevo 23 anni e mi sentivo un’adolescente in piena tempesta ormonale.

Da brava adolescente-ritardataria ero partita da casa al mattino verso le 9, indossavo una t-shirt con una stampa dei funghi di super mario, un paio di pantaloncini di jeans e le all-star blu.  Ero proprio una bulla. Non avevo ancora nessun piercing, mi ero appena tagliata i capelli e per colpa del mio ciuffo venuto un po’ così, sembravo emo.

Apro una breve parentesi:  ho sempre odiato gli emo.  Alle superiori da brava bulla dei poveri, mi impegnavo a sostenere la causa anti-emo, ero una vera rocker!

Comunque. I genitori di Lei non mi avevano mai vista, e dovevano credere che fossi una delle sue amiche del gruppo, quindi mi presentai a casa sua senza valigie, con uno zaino e una busta della coop (quelle super resistenti) con dentro dei giochi per l’xbox e i miei vestiti di ricambio. AIUTO.

Andavamo di fretta, per questo rimasi con la maglia dei funghi di Mario e i  miei pantaloncini. Il problema era che: dovevamo andare a cena con le sue amiche, e io non mi ero nemmeno ritruccata. E soprattutto non mi ero data il “colpo di piastra prima di uscire“.

Lei era molto tranquilla, felice di farmi conoscere alla sua compagnia, io ero abbastanza tesa, anche perchè avevo 23 anni, e non avevo mai visto tante lesbiche tutte insieme, NON MI ERO FATTA LA PIASTRA, e sembravo per davvero una 12enne.

Ero terrorizzata: la sua migliore amica era scettica su di me perché “Le etero vanno lasciate in pace! Vedrai che questa ti smolla sicuro! Le etero non capiscono un cazzo, Sono tutte delle merde, guarda che questa te la mette nel culo“.

Ricordo ancora la scena: io e lei camminiamo verso la piazza del ristorante, E. viene verso di noi, sorride a Lei e guarda male me, poi la saluta tutta felice, mi guarda male e si presenta. Volevo sotterrarmi. Nel mio cervello ero solo una stupida pivella di 23 anni, che fino a quel giorno non aveva mai avuto problemi di comunicazione con nessuno. Erano tutte super tranquille, e ridevano, parlavano di gossip, di “una che era stata con quella, poi l’ha lasciata, la sua ex si è messa con la cugina, poi dopo si sono riviste, hanno limonato, però l’ex ragazza dell’ex di quell’altra è una stronza perchè ha incontrato al bar pinco palla e le ha detto che tizia era andata con caia la sera prima”. Insomma: The L Word esisteva davvero.

Ansia e paura e disagio quando al ristorante tutte parlavano e io stavo zitta in un angolo, penso di aver sentito dire da qualcuno “ma sa parlare?”.  “NO, io sono muta e non metto insieme due cazzo di pensieri per formulare una risposta, ho perso le corde vocali quando sono scesa dalla macchina e E mi ha guardata male”. Volevo solo andare a casa, stendermi a letto e piangere. Che ansia.

Era il mio “ballo delle debuttanti”, e io non ero pronta.

Finita la cena, usciamo e andiamo verso un noto locale Lgbt della riviera romagnola: un sacco di gente, un sacco di gay, e io mi sentivo un sacco idiota. Arrivate, Lei inizia  a salutare tutti, ogni persona che passava, Lei la conosceva.

Era una situazione abbastanza strana, non l’avevo mai vista in mezzo a così tante persone, di solito stavamo io e lei, solo noi due. Non l’avevo mai condivisa con nessuno, era solo mia, solo per me, solo noi e i nostri momenti che mi toglievano il fiato di continuo; non l’avevo mai vista socializzare con altra gente, non mi aveva mai ignorata per più di due minuti. E io cosa dovevo fare? niente.

 

-“ciao di qua, vieni che ti devo dire una cosa..”

-” ma lei chi è”

-“ah ma state insieme

-“beh comunque ti volevo dire che..”

se avessi potuto avrei reagito più o meno così:

in quel momento il mio miglior amico è stato il muretto a bordo della strada.

– “beh ti ha lasciata da sola”

– “eh no, cioè si, insomma ogni due metri i ferma a parlare.. e io non conosco nessuno, mi sono messa qua, poi quell’altra le doveva dire i segreti..”

“tieni BEVI”

Per fortuna l’alcol aiuta sempre, e l’uomo è un animale sociale, figuriamoci in stato di ebbrezza.

 

Conclusioni: Pur volendo  morire stecchita e di un male improvviso, la serata ha preso il via. Io ero vestita di merda, impacciata e con un ciuffo da emo, ciò vuol dire che c’è una speranza per tutti.

12 thoughts on “Memorie di una pivella: Primo incontro con le sue amiche.

  1. Oddio che ricordi gli emo.. Io c’avevo la maglia “i kill emo” con l omino con il ciuffo stilizzato e una bella barra rossa sopra XD
    (Però in realtà ero un ipocrita di merda perché adoravo i finley (!!!!) solo che non avevo i cash per vestirmi alla moda T__T)

  2. Ciao a tutti sono E. Vorrei solo dire che non l’avevo guardata male è la mia faccia che da quell’impressione. Era lei che si isolava e non dava confidenza a nessuno! Comunque ora siamo amiche e dopo aver letto ció la intozzeró! Ciao a tutti 🙂

  3. Avevo la maglia bianca di berska con i bottoncini smettila di dir cagate! Ahahah è la mia espressione da fredda perche son timida dai.😛

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