“Io, ai tuoi tempi saltavo i fossi per la lunga.”

Quando avevo 16 anni mi vestivo da rocker, Jeans strappati, e maglie fighissime.  Ancora non sapevo quale sarebbe stato il mio futuro, mi interessavano i ragazzi, eppure guardavo e riguardavo questo video giorno e notte. CHISSA’ PERCHE’?

Comunque il mio sogno da 16enne che se ne fregava del mondo era:

1. Salire sul palco

2. Avvicinarmi a lei

3. Limonarla duro davanti a tutti

4. Appropriarmi della sua chitarra

5.Tirarle un calcio e spingerla giù dal palco

6. Diventare la nuova Brody Dalle.

ROCK N’ ROLL.

Tirarsi la zappa sui piedi.

Quando mi ci metto, posso essere davvero un’idiota.

Estate. Agosto. Andiamo in Salento a fare la nostra prima vacanza super figa della nostra storia. Il progetto era: sole, mare, amore, e Piña Colada.

(Io non lo so che sapore abbia davvero una  Piña Colada, ma faceva figo nominare quel drink ogni volta che si pensava a noi due al mare).

Viaggio lunghissimo, ma eravamo Lei, io, “stella stai”, una videocamera nuova, il mio cappello da rapper che Lei odiava, una borsa frigo e la voglia di esplorare un gran pezzo di Italia. Insieme in vacanza, quella vera, per la prima volta. Ci siamo fermate a ogni autogrill che abbiamo incontrato, abbiamo scoperto che il Molise non era frutto di credenze popolari, ci siamo perse, siamo rientrate in autostrada, siamo arrivate in Puglia.

io: ” beh ma quella tua amica, quella con cui ti scambiavi lettere a 14 anni, non era di Foggia?”

Lei: ” ma chi E.? Si era di Foggia, però che ne so.. non ci siamo mai viste”

Io: “e il suo numero ce l’hai?”

Lei: “si”

Io: ” e dai, chiamala, dille che passiamo da Foggia e così vi salutate e facciamo un avventura.”

in quel momento qualcuno avrebbe dovuto fermarmi. In quel momento avrei dovuto dare retta a Lei che non voleva fermarsi a Foggia, ma voleva andare “dalla vecchia”, la nostra padrona dell’appartamento in Salento.

Da quel momento una serie di cose sono successe: la sua “amica” che ha iniziato a fare la cascamorta, la mia ragazza che le diceva che era in vivavoce, E. che si scusava dell’enorme figura di merda.

Arriviamo a Foggia, giriamo a random, ci perdiamo, ridiamo, amoreggiamo, sempre io e Lei, poi troviamo E.

Piacere di qua, ciao di la, sono 15 anni che ci conosciamo e non ci siamo mai viste, lei è la mia ragazza, stiamo insieme da quasi un anno e mezzo, ci stiamo andando a fare le vacanze insieme.. bla bla bla.

E. non si è mai tolta gli occhiali da sole, ci ha offerto un caffè e ce ne siamo andate.

Dopo poco arriva un SMS alla mia ragazza: “grazie per la bellissima sorpresa… bla bla bla”

Insomma, una serie di SMS a cui rispondevo IO con: “sisi, ti saluta anche lei ora sta guidando ecc ecc”.

Passano i giorni e questa ancora prova a dare spazio a ricordi di non si sa cosa.

Se siamo in vacanza insieme, e segreti non ne abbiamo, i messaggi che tu, fottutissima E. stai mandando, li leggo anche io. Riceverà risposte del tipo “si NOI STIAMO BENE, ti saluta anche lei” ecc ecc. Proverà con altri messaggi malinconici ai quali non riceverà mai risposta.

Poi arriva il 20/12, e ci siamo Lei, io, due pizze, la macchina, l’amore, i baci in un parcheggio romanticissimo, la nebbia, forse la luna, e il cellulare che suona. Il suo cellulare che suona. Lei mi guarda, io cerco di connettere quei 3 neuroni che rimangono in dormiveglia quando mi bacia, guardo il telefono. ERA E.

 ” sono giù, pensavo a quest’estate, forse era meglio se non ti vedevo.”

MA ANCORA? MA PER DAVVERO? MA CHE ANSIA. MA UNA VITA?

Cosa c’è che non va in te? e in me, perchè se l’abbiamo incontrata è solo colpa mia.

Sono una sfigata e necessito di mille mila bambole Voodoo. di quelle che funzionano per davvero. Sono una sfigata.

“io ti amo ma non posso stare con te”.

Salve a tutti, dovrei studiare, come al solito tra un argomento e l’altro faccio un salto su Lezpop..

Ho trovato questo articolo “Mi ama ma non può stare con me perché sono una donna”.

Ho sentito il bisogno di scrivere due righe al riguardo.

Riassumendo. Questa ragazza ha avuto una relazione con la sua migliore amica, per ben due anni. Immaginate una storia di due anni insieme: l’amore, i progetti, i viaggi, i limoni sotto casa nascoste in qualche vicolo.. Poi la migliore amica si rende conto che non può stare con lei, perchè è una donna.

Fulmini e saette caddero dal cielo.

Il top della storia è l’ex ragazza che mesi dopo le scrive: “mi manchi troppo, mi manca il respiro, ti amo troppo, vorrei stare bene e voglio dimenticarti” + scenata di gelosia annessa.

Questa storia mi ha fatto pensare a qualcosa che mi urta molto: l’ex della mia ragazza.

Lei è l’etero confusa dotata di radar, perche si sente sempre in dovere di ubriacarsi e mandare un messaggio alla mia ragazza quando le cose, a noi, stanno andando alla perfezione. La persona in questione è quella che non si fa sentire per mesi, anni, e quando meno te l’aspetti ecco che compare il suo messaggio del tipo

“Ciao, come stai? Ogni tanto penso a quello che c’è stato tra noi. Mi dispiace per come mi sono comportata. Ti va di venire da me? Ho casa libera”

Subdola donna di merda.

Punto primo: puoi mai essere tanto egoista da pensare solo ed esclusivamente al tuo piacere personale?

Punto secondo: ma ci pensi ai sentimenti degli altri?

Punto terzo: con tutta la gente che c’è al mondo devi stressare proprio la mia ragazza?

Punto quarto: dopo due anni non ti sei ancora resa conto che se quando ti ubriachi scrivi ad una donna un motivo ci sarà?

Urto immenso ogni volta che a random le arriva un sms. Perchè al tempo di whatsapp, delle spunte blu, dei file audio, dei selfies, lei le manda solo ed esclusivamente SMS.

Una volta pensavo semplicemente che fosse una poverina un po’ confusa, potevo capirla: crescere in una famiglia che non può accettarti non è facile, non avere nessuno con cui parlare può essere soffocante, E VA BENE, però poi non cerchi di autodistruggere un’altra persona e di trascinarla a fondo con te. Soprattutto se stiamo parlando della MIA ragazza.

Ho passato il periodo di crisi profonda anche io, l’ho fatta stare male, poi ho capito il danno che le stavo facendo, ho capito il tesoro che stavo per perdere. E allora ho pensato “fanculo tutti, io con lei ci sto. PUNTO E BASTA“. E da quel giorno tutto è cambiato.

Mi sento fortunata ogni volta che posso guidare e prenderle la mano, mi sento fortunata ogni volta che mi dice che mi ama, mi sento fortunata ogni volta che mi bacia e si accoccola a me, mi sento fortunata ogni volta che si addormenta sul divano e poi si sveglia e mi sgrida perchè la sto fissando. Mi sento fortunata perchè posso condividere la mia vita con una persona così speciale.

Tornando alla confusa della situazione: non tollero questa persona non per gelosia (ok, forse un po’), ma soprattutto per la grandissima mancanza di rispetto. Se lei provasse davvero dei sentimenti, farebbe qualcosa di concreto.

Morale della favola: non date importanza a gente che non sa quello che vuole, che deve pensare se ha voglia di stare con voi o mangiare caramelle.

Morale da filosofa contemporanea:  i treni passano, se decidi di scendere non puoi più risalire,perchè il capotreno fischia, le porte si chiudono e il treno riparte,  se avete sbagliato stazione, il biglietto ve lo fate fritto. Soprattutto perchè il treno successivo ritarderà e perderete il tempo della convalida.

:

In balia degli ormoni

Se c’e una cosa che invidio agli uomini é il testosterone. Il T. É capace di rendere inattivi 999mila neuroni. Ne rimane attivo solo uno, quello che riesce a connettere una cosa alla volta. La partita, la pizza, la birra, la figa e wilma dammi la clava.

Per noi donne le cose sono più complicate. Perché a noi tocca la sindrome premestruale.

Oggi ho pianto 3 volte in mezzora. Una volta perché ero gelosa della mia Lei, un altra volta perché mi é venuto in mente che é l’amore della mia vita e “se te ne vai, io poi non so dove mettermi” cit.  E l’ultima (SPOILER) perché mentre guardavamo Dream House, io ho iniziato a singhiozzare dicendo che anche io sarei andata a salutare Lei e le nostre bambine, perché erano una famiglia felice e stavano bene, e lui amava sua moglie, e l’assassino le ha fatte fuori solo perché ha sbagliato casa. Non era giusto.

Caro ciclo, datti una mossa perché qui la situazione sta degenerando.

regalatemi un anno tra i monaci tibetani. Devo scaricare la mia rabbia interiore.

  • Arrabbiata
  • Irritata
  • Offesa
  • Incompresa

Erano quasi due anni che non mi sentivo cosi. Ho voglia di urlare e prendere a schiaffi qualcuno.

“Ascoltami quando parlo. Porca troia.” Ecco cosa penso mentre continuo a parlare con chi è stato amico mio per anni e poi ha deciso di intraprendere il cammino della fede.

Un botta e risposta con qualcuno che una volta conoscevi e ora non riconosci più.

Ci sono persone che hanno fede, e ti parlano con il cuore, sorridono con serenità mentre ti dicono che per la tua anima c’e un posto da qualche parte. Le persone cosi sono felici, non hanno bisogno di convincere nessuno. Emanano serenità. Ti fanno sentire a casa, ti fanno sentire al sicuro. Ascoltano, per davvero, come mi é successo qualche tempo fa , come mi succedeva con mio nonno. Mai una parola contro qualcuno, solo sorrisi e comprensione.

Ma ieri, ieri ho avuto una conversazione abbastanza irritante. Di quelle che ti sembra di parlare con un muro, anzi con un mulo.

Ad un certo punto ho pensato di essere pazza, perchè davvero potevo scrivere i papiri del mondo che lui tanto non li leggeva. Ho chiesto pareri ad amici. Mi è sembrato tutto molto surreale.

Sostanzialmente la questione è questa: io un giorno all’altro decido che è ora di prendere in mano la mia vita, decido che le decisioni più o meno importanti devo prenderle da sola, decido di non frequentare più la chiesa in cui sono cresciuta fin da piccola. Niente di particolare, semplicemente ero nauseata dalle imposizioni, non della chiesa, ma dei miei. “non fare tardi, vergognati guarda cosa fai tutto il giorno, la gente cosa deve pensare della nostra famiglia se ti vedono suonare in un gruppo”.. “i green day sono satanici” (la questione è abbastanza vecchia, ma è stata una delle mie prime cause perse da teenager ribelle, devo ammettere che ad oggi provo ancora urto a pensarci. Lasciamo stare.).  La cosa è andata avanti fino a quando, quasi due anni fa, iniziai ad avere attacchi di panico. Ci stavo stretta, non ne potevo più delle pressioni dei miei, di mia mamma che mi guardava male quando saltavo una domenica e non andavo in chiesa. Ero obbligata a farlo.

comunque tornando al mio amico. Mi sembrava di parlare con un testimone di geova. Io continuavo a dirgli:

“ma guarda che io penso che debba nascere da sè questa cosa, nel senso che per ora continuo a vederla come un imposizione e basta. Non ce la faccio a viverla con serenità.”

“non usare la scusa che adesso non è tempo, che vuoi divertirti perchè la usavo anche io”.

Qui ho perso la mandibola. Anche perchè lui certe decisioni le ha prese a 16 anni, scusate se ne ho 24 e penso a cosa farne per davvero della mia vita.

“ma io non ho detto quello. E poi non è che mi sveglio la mattina, apro gli occhi e penso che non voglio andare in chiesa perchè mi devo divertire. Sinceramente l’unica cosa a cui penso e prendere casa da sola e farmi un piatto di pasta senza avere intorno 3 persone che mi dicono i loro pareri sulla cottura.”

“si ma cosa vuoi fare? la laurea, la casa, la famiglia, e poi? sono tutte cose che finiscono”.

Qui mi sono cadute le braccia, e anche le palle. (chiedo perdono per la volgarità)

Poi mi sono ricordata che era proprio per queste situazioni che mi sentivo perennemente sbagliata.Non esistevano “perchè”, non esistevano alternative, vivevo la mia vita in funzione a “questo non si fa perché e così” e io avevo bisogno di spiegazioni vere, semplici, avevo bisogno di perché.

Avevo bisogno di essere ascoltata, avevo bisogno di sperimentare, di vedere con i miei occhi. Avevo bisogno di non essere giudicata per il taglio di capelli, per la vestita. Avevo bisogno di essere me stessa senza bastoni tra le ruote. Avevo bisogno di stare con me, di imparare ad ascoltarmi.  

Parlare con qualcuno che bypassa certe questioni con superficialità fa venire il nervoso.

Perché solo io so quanto cazzo é stato difficile l’ultimo anno e mezzo. Non sto parlando solo della mia storia con lei, parlo di ogni decisione che ho dovuto prendere: Dalla più idiota alla più intelligente.

Ho dovuto imparare ad ascoltare la mia testa, il mio cuore, ho imparato ad ascoltare il mio essere. Ho imparato che la cosa più importante non é la religione, ma il rispetto reciproco delle persone, l’accettazione e il non giudicare.

Ora sto bene, sono tranquilla.Ho i miei problemi di coming out, ma penso che anche questo arriverà quando sarà tempo. Vivo la mia vita in pace e serenità, e non è apparente come dice lui, io sto meglio. Non ho bisogno di gente che mi ricordi quanto la fine del mondo è vicina, che se non salvo la mia anima sarò perduta forever.

Ci sono stata male per questo. Perchè ho avuto l’ansia della morte per non so quanto, e a 12 anni non è da tutti sognare l’apocalisse.

Concludo dicendo che la fede deve essere spontanea, non di certo dettata dal terrorismo psicologico e dallo stress. PUNTO.

Treno in diretta

Vi ricordate il post sui personaggi strani? Non era niente. Stazione di bologna, sale all’ultimo. Arriva e puzza di vino.  Posti da quattro.ci sono solo io, si siede di fronte a me. La signora nei posti opposti mi guarda  della serie “che culo, proprio davanti a te”.. Fa un sorrisetto tra se e se “me lo sono schivato”.. Grazie signora bionda di merda col tablet. Grazie. Fa una telefonata nella sua lingua madre, urla. Poi tira fuori un super smartphone, si sistema nell’altro posto. Mi sembra di giocare a tetris.
Sfodera dalla borsa un sacchetto di mais tostato. “lo voglio anche io, che buono”. Cambio idea quando inizia a tossire e tira cricchi al vento per pulirsi dal mais unto attaccato alle dita.
Picchietto con le dita “like a Stone” degli Audioslave e guardo fuori dal finestrino in cerca di aiuto. Non ci sono nemmeno più le balle di fieno fuori.
La situazione raggiunge l’apice dell’assurdità quando sfonderà il cartone di Tavernello, o forse vino da discount da 99cent. Ottimo. Ora c’e puzza di vino e mais.
Balla. Sta ballando davvero. Adesso canta. Almeno é intonato. No non é vero. Perché sbatte i piedi per terra?
Gli faccio un video? Diventerei ricca. Ho paura.

Se cambiassi posto, sarebbe tutto molto più semplice.  Ma cazzo, sono arrivata prima io!
Ps. Se mai dovesse succedermi qualcosa, dite alla mia amata che mai come oggi ero felice di vederla.

Pps. Nel caso in cui mi rifiutasse, ditele che non mi sono strofinata nel mais tostato, é stato lui.

 

No vabbè. Faenza. Sale lei. Il mio compagno di viaggio intanto urla e si agita al telefono. La signora bionda é stata sostituita da un ragazzo con gli auricolari.
La nuova compagna di avventure si siede dietro di me. Penso sia rom. Urla al telefono a uno e gli dice che non devono sedersi vicini, perché poi si capisce, perché se le fa i segni davanti a tutti dopo non va bene. Evidentemente é un uomo dall’altra parte del telefono, non capisce quello che le dice lei, che intanto urla sempre le stesse cose (come se il neurone di quell’altro si attivasse dopo un certo livello di decibel).
Questo viaggio mi mette alla prova. Aiuto.

se stai male, a me chi me lo dice?

Già abitare a quasi 150km non è semplice. Ci vediamo ogni settimana, passiamo il weekend insieme, io vado a casa sua, lei viene da me, passiamo pomeriggi, ore, giorni insieme. Ci amiamo. Cerchiamo i nostri spazi, ritagliamo pezzi di mondo solo per noi due. Abbracci, baci, litigate. Carezze, fantasie, amore.

Sono cose nostre, sono cose che appartengono soltanto a noi. E allora perchè mi prende tanto male oggi? Perchè di questo, ne sappiamo qualcosa solo io e lei.

Sono una di quelle persone che fa molta fatica a farsi i cazzi suoi, nel senso che sono trasparente, se raggiungo un traguardo ne parlo, a casa, all’università, con gli amici, con tutti quelli che fanno parte della mia vita.

Decidere di escludere qualcuno dalla mia vita non è nella mia natura, ma mi viene imposto dal momento in cui ci sono persone che non mi accettano per quello che sono, e se fossero amici/conoscenti non sarebbe un grosso problema mandarli a quel paese, da momento in cui il blocco ce l’hai perchè tua madre non ti accetta, allora le cose diventano più difficili.

La cosa che comunque mi fa più male in tutta questa situazione è essere ignorata. Sono l’amica che sta con lei alle feste, sono l’amica che mangia la pizza con i suoi genitori, sono l’amica che la fa piangere, quella che chiama quando litiga con sua mamma. Sono l’amica che fa l’albero di natale insieme a lei, quella che per pasqua rimane a pranzo con tutta la famiglia, sono l’amica che dorme a casa sua, sono l’amica con cui si prepara prima di uscire, e sono l’amica con cui si addormenta sul divano mentre guarda “quarto grado”.

In questi giorni è stata male, non l’avevo mai vista malata, se non la prima volta che ci siamo scambiate due parole. Lavora tutto il giorno, e per quanto si senta inutile, io l’ammiro tantissimo. Non ci sono persone della mia età che si fanno il culo come lei, io non conosco nessuno che lavora così tanto. Si preoccupa di quello che fa, non chiede aiuto a nessuno e si fa in quattro per non creare disagi a nessuno. Pensa tanto al suo lavoro e poco a se stessa. E’ una persona che ha capito come funziona, è una persona sveglia e intelligente, è curiosa, è dolce, e ogni tanto crolla anche lei.

Tra una cosa e l’altra ci siamo sentite poco ieri sera, ho messo giù perchè dovevo cucinare e avevo un pochino da spadellare. Erano le 20:40.. e di lei non ho saputo più niente.

Sapevo che era tanto stanca, sapevo che aveva bisogno di riposarsi, sapevo che non stava tanto bene. Sarà per deformazione professionale o non lo so cosa, il fatto è che se sta male lei, io divento super mega iperprotettiva, e il fatto di non vederla e di non sapere effettivamente come sta mi distrugge.

Sapevo che aveva solo un po’ di mal di testa, ma non è mai sparita così all’improvviso.. Era solo tanto stanca poverina.

Ho avuto qualche ora per riflettere alla nostra situazione. Ma se le succede qualcosa davvero, a me chi me lo dice? A chi verrebbe mai in mente di cercare il mio numero di cellulare e dirmi che sta male? Praticamente non sono nessuno per essere informata.

Oggi mi prende male. Perchè abbiamo una marea di cose belle, condividiamo un sacco di cose, vogliamo una vita insieme, mille cose, i nostri progetti, le nostre paure, le nostre speranze.  Nostre. Perchè per mia madre lei è una persona X (per modo di dire perchè secondo me si è accorta di tutto e non mi dice niente), e per la sua sono la sua più cara amica.

Tutto questo nascondersi inizia a farmi venire il voltastomaco. E’ come tenere una tigre chiusa in gabbia, o chiusa nell’armadio insomma.

Che poi vorrei sapere il primo omofobo della storia chi cazzo era, giusto perchè così almeno so chi offendere quando sbatto contro lo spigolo del mobile e mi faccio male al mignolino del piede. Fanculo.

PS. concludo con questa canzone, perchè per quanto commerciale possa essere, ogni tanto mi ricorda che le persone accettano, che non c’è niente di scandaloso o ancora peggio, schifoso. Buon pomeriggio.

“ma tu ce l’hai il Gay-radar?” “io ho BRENDA”

“Ma tu ce l’hai il gay radar?”

“come fai a capire se una è etero o è lesbica?”

“come faccio a capire se anche lei è come me?”

Nel lontano 2010, esistevano i forum. Nel lontano 2010 bisognava avere occhio, bisognava avere della testa, attenzione ai particolari, serviva ingegno, osservazione e allenamento. Era così che riuscivi a captare l’omosessualità della tipa accanto a te:

– capelli corti

– taglio alternativo

– gatto

– unghie mangiate

– camminata da calciatrice

– canotta + camicia da boscaiolo

– timberland slacciate

– orologio a destra

– birra in mano

– tatuaggi

– sguardo fisso della serie “mi stai fissando perchè cerchi conferme dal tuo gay-radar”

Funzionava così: scansione veloce, “BIIIIIIP  BIIIIP”. Era il lella-detector.

Poi arrivano gli smartphone alla portata di tutti, arriva Android, e ci regala il Play store. Arrivano app di ogni tipo. Dopo Fruit Ninja, Crazy Diamond, Facebook, Twitter, Instagram, arriva l’app delle app: BRENDA.

Brenda è la morte della privacy, con Brenda non esiste “al mio paese non lo sa nessuno”, perchè scopri che la tua vicina di casa, quella che non esce mai, quella che non vedi da quando avevi 6 anni, è su Brenda. La vedi online, e hai appena caricato la tua foto. Sai che ti vede. Sai che ora LEI LO SA.

Brenda è la soddisfazione di dire “Cazzo, lo dicevo che era del giro anche lei!”, Brenda è la prova del 9 del tuo Gay-Radar.

Brenda è quell’app che fai installare alla tua amica etero confusa, che si evolve in etero-convinta, quando vede cosa c’è sul mercato: 15 camioniste, 3 tipe vestite di rosa, 10 ragazze  con foto orribili  abbracciate a gatti, alberi, tavolo di casa, svaccate sul comò.

Ps. Per fortuna ora ho un Windows Phone e Brenda è quell’app che sullo store non esiste. 😀