“Io, te e un sedile. Non chiedo altro per essere felice”.

” Io, te e un sedile”.

E’ il riassunto di una giornata passata in macchina, sulle colline, con i finestrini abbassati.

Io e lei, a fare pace, a parlare della brutta settimana passata. Io e lei abbracciate, a non dirci niente, a salvarci dalle api assassine.

Mi sono sembrati 10 minuti, e invece sono state diverse ore. Era tanto che non si passava un pomeriggio così tranquillo: lei con i suoi giornali da 75enne pensionata, io con la sigaretta elettronica a fare i giochini da 12enne. In macchina.

Spazio piccolo, forse scomodo, era un posto sicuro, solo per noi. Non c’era spazio per le brutte cose, solo noi due, qualche coccola e un abbraccio infinito durato ore.

 

 

..quando le dirò: “Amore, ho scritto sul blog..” mi farà la sgridata del secolo, perchè devo studiare, domani ho un esame. Ma come faccio a non condividere tutta questa gioia? TI AMO.

 

love is all you need

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le cose cambiano?

mi sembra di vivere su un’ altalena.

Sembrava tutto un pochino più tranquillo a casa mia, e invece mia madre ha ricominciato a fissarmi con quella faccia da persona più triste del mondo. Ha ricominciato a dire che le racconto storie, che le dico cazzate dalla mattina alla sera.

Mi vedo con lei solo nel weekend, del resto le dico sempre la verità.

Ma va bene così, a 24 anni non ho un reddito (se va bene mi laureo quest’ anno) e quindi dipendo ancora troppo dai miei per non dare spiegazioni di niente.

 

Ho voglia di andare via, di farmi i fatti miei. Ho voglia di stare in pace senza essere giudicata da nessuno. Sono stanca degli attacchi di panico, del mal di stomaco e dalle pressioni che ci sono a casa mia.

Inizia ad essere difficile pensare di “non essere sbagliata”.

 

Mi stanno sul cazzo tutti. Soprattutto le vecchie che al cinema si accorgono che io e lei ci teniamo per mano e si sentono in dovere di passare il resto del film a sbuffare e a guardare male. Vorrei fregarmene e non ci riesco. E vaffanculo bigotta che non sei altro, che cazzo ne sai della pace interiore che ho quando sto con lei? Mi guardi male e giudichi, ma che cazzo ne sai?

Odio vivere questi momenti. Perdo la speranza e mi fa schifo pensare che se non voglio essere giudicata come “essere schifoso” devo per forza stare in locali LGBT. Così ci si ghettizza. La cosa è abbastanza triste.

Spero che le cose miglioreranno da questo punto di vista, ogni tanto mi sembra di non riuscire a reggere tutta questa pesantezza.

Perchè vai al mare, felice di essere lontana da casa, ti autoconvinci che sarà tutto bellissimo e finalmente non ci saranno rompicoglioni, e invece no! perchè c’è il gruppo di trogloditi che si accorge di avere due ragazze che stanno insieme a 10 metri di distanza. Puntualmente noti le risatine, i sorrisi, le battute, tutto molto sottovoce, perchè per carità “i gay non li sopporto ma le lesbiche mi piacciono”. 

E CHE PALLE.

 

Odio la sensazione di essere fuori posto. Odio l’obbligo di abbandonare tutto e ricominciare. Odio sentirmi senza una famiglia, senza un supporto, senza radici. Per stare bene non si dovrebbero passare certe cose. Fanculo.

 

.. considerare che la mattina sei più bella di me.

Un letto singolo e una copertina bastano a noi due.

Siamo state in vacanza insieme, una settimana, un appartamento tutto per noi, il mare, la tranquillità.

E poi sono stata da lei.. E ieri notte è scappata da me, cena al giapponese e nanna. Sveglia alle 5, io in tirocinio e lei a lavorare.

Non mi riprenderò mai da tutto questo amore, e spero di non abituarmici mai. Ascolto un po’ di canzoni, finalmente il suo autoradio ha ripreso a funzionare e posso farle tutti i cd del mondo, penso alle prime volte che l’abbracciavo, al freddo di Maggio.

Ce ne stavamo li fuori dalla macchina a salutarci, aprivo la sua giacca di pelle, le mettevo il cappuccio della felpa in testa e la stringevo forte, non avevo mai sentito un profumo così buono, non avevo mai baciato nessuno in quel modo. Faceva freddo, era Maggio e non aveva mai fatto così freddo. Non volevo mai lasciarla andare a casa. Volevo stare con lei, volevo tenerla stretta a me, mi bastava solo lei. Fanculo gli orari di casa mia, fanculo le regole, fanculo la morale. E sento ancora quel profumo, sento ancora il cuore che impazzisce, le mani che non sanno dove andare, la voce che trema, la voglia di lei.

Andava a casa e lasciavo le cose in macchina esattamente come le aveva lasciate lei.

Ero una ventitreenne di undici anni felice, ora sono una ventiquattrenne di dodici anni ancora più felice.

Al mattino è la più bella del mondo.

 

 

Ci siamo svegliate alle 5 del mattino, dopo 4 o 5 ore di sonno.. e non c’è niente da fare, lei può andare a letto nelle peggiori condizioni del mondo, quando si sveglia è stupenda e basta. Mi sono svegliata e lei si è accoccolata, mi dava i bacini sul collo e mi stringeva, e io non potevo non essere la persona più felice del mondo.

 

“Fare castelli in aria e sognare, lasciami fare, lasciami disegnare la mia vita insieme a te.”