Libera di sbagliare

Durante quest’ultimo anno la domanda più gettonata è stata: “ma tu sei sicura di quello che fai? lo sai vero che devi essere sicura, altrimenti butti tutto all’aria per niente..”

La mia risposta è sempre stata: “si, sono sicura. E’ la cosa più naturale che abbia mai fatto”.

Ho scritto nell’articolo precedente che “la felicità e difficile”, anche il libero arbitrio lo è.

Non sono mai stata in grado di prendere decisioni in autonomia. Apparentemente ero io a decidere, apparentemente ero “la ribelle di casa”, apparentemente ero quella che andava contro le regole della famiglia, contro gli ideali, contro lo stile di vita di casa sua.

In realtà le decisioni prese erano sempre frutto di un elaborato pensiero fatto quasi con metodo scientifico: ogni decisione doveva tener conto di eventuali eventi avversi e delle eventuali variabili, alle quali doveva corrispondere sempre una soluzione. Cercavo di prevedere qualunque cosa, non avevo la possibilità di sbagliare, perchè ad ogni sbaglio corrispondeva una lite, un dramma, la sensazione di sentirmi sola ed incompresa.

In casa mia non mi sono mai sentita libera di sbagliare, non che i miei genitori fossero persone terribili, semplicemente non avevamo dialogo, non avevamo confronti. Loro mi dicevano cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato, per loro era cosa semplice, e io urlavo e mi arrabbiavo perchè non capivo il senso di tante cose che loro etichettavano come “sbagliate”.

Quando hai 16 anni critichi i tuoi genitori e pensi che tutto quello che facciano, abbia il fine di metterti i bastoni tra le ruote, per impedirti di crescere, per impedirti di fare le tue esperienze e divertirti.

Poi cresci, e a 24 anni cambia qualcosa: inizi a capire che ti vogliono bene, che sono cresciuti così, si sono sposati giovani, non hanno avuto l’ istruzione che hai avuto tu, non hanno mai incontrato persone con pensieri diversi dai loro, non sono abituati al confronto. Mi rendo conto del gap culturale che c’è tra noi, mi rendo conto che il loro “non-accettare” la mia situazione, è qualcosa di più profondo, è qualcosa di più grande.

Vorrei dirglielo che lo so, vorrei guardare mia mamma e dirle che capisco il conflitto che ha dentro, quella cosa per cui non riesce ad accettare che sua figlia, quella “strana”, abbia una relazione con una donna. Capisco ciò che prova e glielo leggo in faccia ogni volta che mi guarda. Ma noi non abbiamo quel tipo di rapporto, non c’è mai stato.

Ho sempre nascosto bene la parte della mia vita che volevo non conoscessero: un po’ per vivere in pace, e un po’ per la paura di deluderli.  Poi è successo che  quella macchina perfetta che avevo costruito, ha iniziato a perdere pezzi.

Insomma non si può gestire tutto nel segreto, soprattutto quando sei innamorata con la faccia da ebete e il sorriso da idiota, ed è a quel punto che decidi che vuoi fare le cose come vengono, senza dare spiegazioni e senza pensarci mille anni.

Vorrei solo essere libera di “non essere sicura”, vorrei essere libera di correre il rischio, di sbagliare senza pensare alle mille variabili possibili. Voglio essere libera di fare, senza pensare a come stanno gli altri, vorrei essere libera di fare come mi va.

“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.” [Theodor W. Adorno]