creare un blog e non sapere cosa scrivere.

Pensavo che la cosa difficile sarebbe stata creare un blog: effettuare l’iscrizione, confermare la mail, cercare codici che non si confermano mai.. E invece no, la cosa difficile è scrivere quello che mi passa per la testa.

Ho 24 anni, sono prossima alla laurea, e mi sento un adolescente. Vivo con i miei genitori, avevo un gatto e non ho mai avuto un cane, la mia camera è un macello, ma tutto sommato sono felice lo stesso.

Quest’ultimo anno è stato particolarmente duro per me: ho scoperto che la felicità ha un prezzo, ho scoperto che la felicità non è facile, la felicità è difficile.

non sono brava a scrivere e non sono brava a dare spiegazioni, e allora? di cosa parlerà mai questo blog?

la mia intenzione è quella di scrivere di me, vorrei scrivere della mia vita, di come funziona, di come vanno le cose, di come le persone continuano a volermi bene nonostante tutto.

mi chiamo G, la mia vita è un casino e sto con una ragazza da 1 anno e un po’.

La mia vita è sempre stata un casino, sono sempre stata quella “diversa” della famiglia. io ero quella che aveva le idee strane, quella che doveva farsi notare, quella che non capiva mai le imposizioni date dai genitori, quella che aveva sempre i capelli troppo “stravaganti”, quella che voleva fare le cose diverse da come le aveva fatte sua sorella.

Sono sempre stata così, quella che da piccola si sentiva sempre dire “crescerai anche tu!”.. Ma non avevo bisogno di crescere, avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse “chissenefrega se la tua camera è una trappola, chissenefrega se cambi hobby ogni due giorni, chissenefrega se giochi ancora alla playstation, chissenefrega, sei una bella persona”.

si sono sempre soffermati tutti sul fatto che io non fossi come quelle della mia età, e ad oggi penso ancora di non esserlo. A me interessavano le amicizie, mi interessava stare fuori a giocare, mi interessava creare gruppo, scambiare sogni, viaggiare con le idee. Volevo cambiare il mondo, ero una sognatrice, non mi interessava nulla dei piatti da lavare, della casa da pulire, della doccia da asciugare; la casa poteva aspettare, i grandi ideali no.

I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla, penso che abbiano sprecato un sacco di energie per me. perchè avevano a che fare con quella “strampalata” della casa, quella che non tornava mai all’orario prestabilito, quella che aveva un sacco di amici, voleva giocare a calcio e tornava a casa con la terra nelle orecchie e i jeans sporchi d’erba anche a 21 anni.

ok, detta così sembro una povera disadattata sociale.

La mia è una famiglia molto religiosa. Per descriverla prenderò d’esempio la serie televisiva “settimo cielo”, la differenza è che avevo un gatto, non ho mai avuto un cane, in famiglia non siamo 7 figli e da un anno e un po’ a questa parte ho la ragazza.

Ovviamente fin dall’inizio ho dovuto nascondere tutto. E all’inizio la cosa non è stata per niente difficile.

Ho sempre pensato a come sarebbe stata una storia con una “Lei”, ma il pensiero nasceva e poi moriva, doveva morire, perchè si, io ero strana, ma non fino a quel punto. Passava il tempo però, e più cercavo di soffocare questa idea, e più questa cresceva, e si ripresentava e quasi diventava ossessione, e poi si placava, poi tornava..

Un giorno, in preda a una crisi di pianto, decisi di andare dalla mia migliore amica. Ero in lacrime, in una famiglia come la mia non c’era posto per una “come” me. Dopo due ore di pianto accettai il fatto che se mai mi fossi innamorata di una ragazza, l’avrei presa con calma, perchè se fosse stata una cosa passeggera, allora sarebbe passata, se fosse stata una cosa seria, allora non potevo farci niente.

Questa fu la convinzione di quel pomeriggio. la cosa continuò e continuò con picchi di gioia e picchi di crisi esistenziali.

Poi un giorno conosco Lei: era bella da imbambolarmi, era dolce, era la cosa più delicata del mondo e volevo stare con lei.

Nonostante gli insegnamenti, la famiglia che sarebbe stata contraria, mi ci sono buttata di testa. Come quando vai in piscina e decidi di tuffarti nell’acqua bassa, di testa, a caso. Volevo stare con lei, volevo tenerla per mano, volevo guardarla, volevo farle le sorpresine e ridere con lei. E ora sto con lei, litigo con lei, parlo con lei, gioco con lei, amo lei, la tengo per mano, la porto al cinema, andiamo a cena insieme. io e lei.

è tutto bellissimo, se non fosse per mio padre che non sa nulla, e per mia mamma che sospetta e sta male come un cane. Ogni volta che esco di casa è un litigio, mia mamma non mi parla, non si fida, pensa che io faccia cose immorali.

Amare è immorale? Quello che mi dispiace è che la mia famiglia non capisca quanto spontaneo sia l’amore che provo per lei. Non è “sporco” come pensano, è amore. E no, non è immorale. E’ amore.

7 thoughts on “creare un blog e non sapere cosa scrivere.

  1. Chissenefrega se la tua camera è una trappola, chissenefrega se cambi hobby ogni due giorni, chissenefrega se giochi ancora alla playstation, chissenefrega, sei una bella persona. Faccio mie le tue parole perché voglio provare a capirti… anzi prima voglio provare ad accoglierti per come sei, come pensi, come senti, per come cerchi l’Amore a tentoni sapendo che è l’unica cosa che conta veramente. Una carezza virtualle, Si.

  2. 1) non è vero che non sai scrivere
    2)” io ero strana, ma non fino a quel punto” … quante volte l ho pensato anche io

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