Non erano parole

sarà che bastano solo due parole…ti amo e lo sai..anche se sembra banale...”

Non bastano mai queste parole. Per me si, sarà che sono una sognatrice, sarà che vivo ogni cosa che mi succede come se fosse la più bella al mondo. Poi mi accorgo che no, non bastano mai queste parole. Perchè deve sempre esserci qualcosa di brutto, qualcosa di esterno che arriva e scaravolta via tutto.

Sono una romantica, e forse anche ingenua. Forse non mi accorgo dei miei errori, ma una cosa io la so: io non ho mai smesso un minuto di amarla.

La semplicità non funziona, le canzoni scritte solo per lei non funzionano, le lettere non funzionano, le battaglie non funzionano, i messaggi con le canzoni che ti fanno pensare a lei non funzionano, i momenti insieme, le risate, gli abbracci, non funzionano.

Perchè a questo punto l’amore viene dopo. Dopo i problemi a casa, dopo la dieta, dopo i problemi del lavoro, dopo tutto.

E per me bastava averti li. Senza pretese, senza dire niente. Perchè io delle mie cose parlo poco con te, perchè mi bastava averti li, mi bastava sapere che stavi con me, mi bastavi tu. A me andava bene così. A te no, avevi bisogno di spiegazioni, quando per me bastava stringerti quando potevo. Questo era amore. non erano parole.

E l’amore è una merda. E’ una merda che continuerà a farmici sbattere la testa, a buttarmici dentro di testa, senza saper nuotare e senza saper galleggiare.

 

 

 

mille milioni di neuroni vs mille milioni di neuroni

L’amore tra due donne è così: mille milioni di miliardi di neuroni che si scontrano e non si danno pace.

Un minuto è pace, serenità, stai bevendo uno spritz in allegria, ridi, giochi, c’è anche Biancaneve che canta con gli uccellini; un minuto dopo, il disastro più totale: le forze avverse dell’universo si scatenano generando le più improbabili catastrofi.. Si risvegliano i Titani, lottano contro Zeus, contemporaneamente arriva la cattivona della Sirenetta, si porta dietro anche Voldemort  e Maga Magò, si aprono  gli ascensori con i mostri dentro (cit. “quella casa nel bosco”) e si scatena la carneficina.

Immaginate fulmini, saette, tuoni, uragani, eserciti che si scontrano, fuoco nel cielo, terra che trema;  ci sono spade, cannoni, fucili, assassini, compare anche il tribunale dell’inquisizione spagnola, ci sono roghi, urla di strazio e di dolore, c’è Ungaretti che rannicchiato in un angolo della trincea, compone le sue poesie di guerra. E’ il disastro più disastroso e catastrofico del mondo. Non hai speranza, pensi di non uscirne viva,.

Non puoi farcela, ogni parola, sguardo, battito di ciglia potrebbe essere usato contro di te. Perchè una donna non la intorti, figuriamoci due. Due donne si autoconvincono dell’improponibile, non si dimenticano niente di quello che dice l’altra, e continuano e continuano e continuano, e saltano fuori cose successe 4 mesi e 13 giorni prima, esattamente alle 13:03 mentre stavi tornando a casa dal supermercato, non hai risposto ad una chiamata, e invece del solito squillo per farti richiamare, le hai “mandato un messaggio”.

Improvvisamente “Puff”, tutto svanisce, torna il sole, tornano pace e serenità. Scopri che è tutta colpa di quella volta che all’Ikea, lei voleva comprare le cornici, aveva deciso di non comprarle più, e io mi ero limitata a dirle “amore, sei sicura che devo metterle via?” “si“. E INVECE LE VOLEVA.

E allora cosa fai? La prendi per mano e la stringi forte forte, perchè è bello così, perchè più la guardi e più ti rendi conto che lei è come quei disegni che fanno i bimbi alle elementari, quelli con il cielo azzurro, l’erba verde, la nuvoletta bianca e il sole giallo che ti sorride.

 

 

Libera di sbagliare

Durante quest’ultimo anno la domanda più gettonata è stata: “ma tu sei sicura di quello che fai? lo sai vero che devi essere sicura, altrimenti butti tutto all’aria per niente..”

La mia risposta è sempre stata: “si, sono sicura. E’ la cosa più naturale che abbia mai fatto”.

Ho scritto nell’articolo precedente che “la felicità e difficile”, anche il libero arbitrio lo è.

Non sono mai stata in grado di prendere decisioni in autonomia. Apparentemente ero io a decidere, apparentemente ero “la ribelle di casa”, apparentemente ero quella che andava contro le regole della famiglia, contro gli ideali, contro lo stile di vita di casa sua.

In realtà le decisioni prese erano sempre frutto di un elaborato pensiero fatto quasi con metodo scientifico: ogni decisione doveva tener conto di eventuali eventi avversi e delle eventuali variabili, alle quali doveva corrispondere sempre una soluzione. Cercavo di prevedere qualunque cosa, non avevo la possibilità di sbagliare, perchè ad ogni sbaglio corrispondeva una lite, un dramma, la sensazione di sentirmi sola ed incompresa.

In casa mia non mi sono mai sentita libera di sbagliare, non che i miei genitori fossero persone terribili, semplicemente non avevamo dialogo, non avevamo confronti. Loro mi dicevano cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato, per loro era cosa semplice, e io urlavo e mi arrabbiavo perchè non capivo il senso di tante cose che loro etichettavano come “sbagliate”.

Quando hai 16 anni critichi i tuoi genitori e pensi che tutto quello che facciano, abbia il fine di metterti i bastoni tra le ruote, per impedirti di crescere, per impedirti di fare le tue esperienze e divertirti.

Poi cresci, e a 24 anni cambia qualcosa: inizi a capire che ti vogliono bene, che sono cresciuti così, si sono sposati giovani, non hanno avuto l’ istruzione che hai avuto tu, non hanno mai incontrato persone con pensieri diversi dai loro, non sono abituati al confronto. Mi rendo conto del gap culturale che c’è tra noi, mi rendo conto che il loro “non-accettare” la mia situazione, è qualcosa di più profondo, è qualcosa di più grande.

Vorrei dirglielo che lo so, vorrei guardare mia mamma e dirle che capisco il conflitto che ha dentro, quella cosa per cui non riesce ad accettare che sua figlia, quella “strana”, abbia una relazione con una donna. Capisco ciò che prova e glielo leggo in faccia ogni volta che mi guarda. Ma noi non abbiamo quel tipo di rapporto, non c’è mai stato.

Ho sempre nascosto bene la parte della mia vita che volevo non conoscessero: un po’ per vivere in pace, e un po’ per la paura di deluderli.  Poi è successo che  quella macchina perfetta che avevo costruito, ha iniziato a perdere pezzi.

Insomma non si può gestire tutto nel segreto, soprattutto quando sei innamorata con la faccia da ebete e il sorriso da idiota, ed è a quel punto che decidi che vuoi fare le cose come vengono, senza dare spiegazioni e senza pensarci mille anni.

Vorrei solo essere libera di “non essere sicura”, vorrei essere libera di correre il rischio, di sbagliare senza pensare alle mille variabili possibili. Voglio essere libera di fare, senza pensare a come stanno gli altri, vorrei essere libera di fare come mi va.

“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.” [Theodor W. Adorno]

 

creare un blog e non sapere cosa scrivere.

Pensavo che la cosa difficile sarebbe stata creare un blog: effettuare l’iscrizione, confermare la mail, cercare codici che non si confermano mai.. E invece no, la cosa difficile è scrivere quello che mi passa per la testa.

Ho 24 anni, sono prossima alla laurea, e mi sento un adolescente. Vivo con i miei genitori, avevo un gatto e non ho mai avuto un cane, la mia camera è un macello, ma tutto sommato sono felice lo stesso.

Quest’ultimo anno è stato particolarmente duro per me: ho scoperto che la felicità ha un prezzo, ho scoperto che la felicità non è facile, la felicità è difficile.

non sono brava a scrivere e non sono brava a dare spiegazioni, e allora? di cosa parlerà mai questo blog?

la mia intenzione è quella di scrivere di me, vorrei scrivere della mia vita, di come funziona, di come vanno le cose, di come le persone continuano a volermi bene nonostante tutto.

mi chiamo G, la mia vita è un casino e sto con una ragazza da 1 anno e un po’.

La mia vita è sempre stata un casino, sono sempre stata quella “diversa” della famiglia. io ero quella che aveva le idee strane, quella che doveva farsi notare, quella che non capiva mai le imposizioni date dai genitori, quella che aveva sempre i capelli troppo “stravaganti”, quella che voleva fare le cose diverse da come le aveva fatte sua sorella.

Sono sempre stata così, quella che da piccola si sentiva sempre dire “crescerai anche tu!”.. Ma non avevo bisogno di crescere, avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse “chissenefrega se la tua camera è una trappola, chissenefrega se cambi hobby ogni due giorni, chissenefrega se giochi ancora alla playstation, chissenefrega, sei una bella persona”.

si sono sempre soffermati tutti sul fatto che io non fossi come quelle della mia età, e ad oggi penso ancora di non esserlo. A me interessavano le amicizie, mi interessava stare fuori a giocare, mi interessava creare gruppo, scambiare sogni, viaggiare con le idee. Volevo cambiare il mondo, ero una sognatrice, non mi interessava nulla dei piatti da lavare, della casa da pulire, della doccia da asciugare; la casa poteva aspettare, i grandi ideali no.

I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla, penso che abbiano sprecato un sacco di energie per me. perchè avevano a che fare con quella “strampalata” della casa, quella che non tornava mai all’orario prestabilito, quella che aveva un sacco di amici, voleva giocare a calcio e tornava a casa con la terra nelle orecchie e i jeans sporchi d’erba anche a 21 anni.

ok, detta così sembro una povera disadattata sociale.

La mia è una famiglia molto religiosa. Per descriverla prenderò d’esempio la serie televisiva “settimo cielo”, la differenza è che avevo un gatto, non ho mai avuto un cane, in famiglia non siamo 7 figli e da un anno e un po’ a questa parte ho la ragazza.

Ovviamente fin dall’inizio ho dovuto nascondere tutto. E all’inizio la cosa non è stata per niente difficile.

Ho sempre pensato a come sarebbe stata una storia con una “Lei”, ma il pensiero nasceva e poi moriva, doveva morire, perchè si, io ero strana, ma non fino a quel punto. Passava il tempo però, e più cercavo di soffocare questa idea, e più questa cresceva, e si ripresentava e quasi diventava ossessione, e poi si placava, poi tornava..

Un giorno, in preda a una crisi di pianto, decisi di andare dalla mia migliore amica. Ero in lacrime, in una famiglia come la mia non c’era posto per una “come” me. Dopo due ore di pianto accettai il fatto che se mai mi fossi innamorata di una ragazza, l’avrei presa con calma, perchè se fosse stata una cosa passeggera, allora sarebbe passata, se fosse stata una cosa seria, allora non potevo farci niente.

Questa fu la convinzione di quel pomeriggio. la cosa continuò e continuò con picchi di gioia e picchi di crisi esistenziali.

Poi un giorno conosco Lei: era bella da imbambolarmi, era dolce, era la cosa più delicata del mondo e volevo stare con lei.

Nonostante gli insegnamenti, la famiglia che sarebbe stata contraria, mi ci sono buttata di testa. Come quando vai in piscina e decidi di tuffarti nell’acqua bassa, di testa, a caso. Volevo stare con lei, volevo tenerla per mano, volevo guardarla, volevo farle le sorpresine e ridere con lei. E ora sto con lei, litigo con lei, parlo con lei, gioco con lei, amo lei, la tengo per mano, la porto al cinema, andiamo a cena insieme. io e lei.

è tutto bellissimo, se non fosse per mio padre che non sa nulla, e per mia mamma che sospetta e sta male come un cane. Ogni volta che esco di casa è un litigio, mia mamma non mi parla, non si fida, pensa che io faccia cose immorali.

Amare è immorale? Quello che mi dispiace è che la mia famiglia non capisca quanto spontaneo sia l’amore che provo per lei. Non è “sporco” come pensano, è amore. E no, non è immorale. E’ amore.